Tanto c’è pantalone: storia e modi di dire sul pantalone

 

Il pantalone è presente nell’armadio di ogni uomo. Breve excursus e piccolo dizionario con aforismi e modi di dire sul capo principe della moda maschile.

Oggi il pantalone è universalmente riconosciuto come l’indumento principe del guardaroba maschile, tanto da essere declinato in mille varianti dai principali brand.

Nelle ultime passerelle l’abbiamo visto sfilare in versioni sempre più colorate e slim, come ad esempio quelli dell’ultima collezione FWdi Dondup.

Ma non è stato sempre così! Anzi, questo capo di abbigliamento ha conosciuto nei secoli una storia lunga, travagliata e piena di cambiamenti, prima di affermarsi come indispensabile capo che ogni gentlemen che si rispetti possiede.

Tanti secoli fa questo capo, nel mondo mediterraneo, era da sempre stato considerato una cosa da barbari e priva di classe, tanto che i romani ne facevano uso solo a determinate latitudini e solo per fini militari. Consideravano infatti utili i pantaloni quando le temperature si facevano rigide ma ritenevano che l’eleganza fosse tutta un’altra cosa, indossando per le occasioni ufficiali soltanto tuniche.

In realtà poi fu la storia a dar ragione ai barbari… e non soltanto in fatto di moda!

La storia dei pantaloni era però cominciata molto tempo prima, nell’Asia centrale, quando i popoli di quelle aree avevano ideato un indumento utile e comodo per stare a cavallo tutto il giorno. Dal quel momento in poi l’uomo ha in seguito sempre portato i pantaloni e la discussione si concentrò piuttosto sul tipo di foggia da utilizzare e sulla lunghezza più consona.

Un altro motivo di discussione ha riguardato nei secoli anche la definizione di cosa fossero esattamente dei pantaloni. Nell’Italia medievale si confondevano con le calze e il termine “calzone” era la definizione più usata per i “panni da gamba”. Aderenti agli stinchi, a palloncino sulle cosce, corti al ginocchio, lunghi fino a terra, a zampa d’elefante. Le varianti sono state infinite ma per un grande sarto la lunghezza giusta dell’orlo rimarrà sempre quella che sfiora il tacco della scarpa.

Una cosa è certa: i pantaloni sono talmente entrati a far parte della quotidianità da diventare oggetto di numerosi modi di dire. Scopriamoli insieme alcuni.

Tanto paga pantalone

Questa frase è usata in senso metaforico per definire chi di solito paga per tutti, anche senza trarne alcun beneficio. Si riferisce quindi sia alla persona, spesso ricca, che si deve accollare delle spese a causa degli sprechi o dell’approfittare degli altri. Ma anche, in senso più generico, al contribuente impotente nei confronti dello Stato che sperpera denaro pubblico.
Sull’origine di questo celebre modo di dire si hanno differenti versioni. La più accreditata lo vuole far risalire al 1400, all’epoca delle guerre contro i Francesi e i Turchi da parte delle città di Ferrara, Napoli e Pisa, i cui costi finirono per incidere pesantemente sull’economia della ricchissima Repubblica di Venezia. Città che ha come iconica maschera proprio Pantalone.

Portare i calzoni. 

Frase usata per definire chi comanda o detiene il potere. In passato, infatti, i calzoni erano indossati solo dall’uomo, considerato anche il capo famiglia; questo indumento veniva usato come simbolo della sua autorità.

Restare in brache di tela. 

Subire un danno economico, di risorse, specie quando invece si pensava di realizzare un guadagno. Spesso anche a causa di un raggiro, un fatto imprevisto o una scelta errata. Anche per questo detto, di origine veneta, la spiegazione è riconducibile al passato: chi non riusciva a pagare i debiti doveva infatti subire lo scherno di esporsi al pubblico in braghe di tela. Oggi il termine è associato ai pantaloni, ma ai tempi le brache erano un indumento intimo.

E poi c’è un vecchio proverbio che recita: Chi non ha testa… abbia pantaloni!

 

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