Svizzera e Lombardia si contendono le imprese

È di qualche giorno fa la notizia che in Svizzera, nel Canton Ticino, è stata organizzata una iniziativa dal titolo “Benvenuta Impresa nella città di Chiasso !”. Dedicata agli imprenditori italiani con un qualche interesse nell’espatriare con armi e bagagli. La Lombardia di Maroni ha risposto con una …

Svizzera e Lombardia si contendono le imprese

È di qualche giorno fa la notizia che in Svizzera, nel Canton Ticino, è stata organizzata una iniziativa dal titolo “Benvenuta Impresa nella città di Chiasso !”. Dedicata agli imprenditori italiani con un qualche interesse nell’espatriare con armi e bagagli. La Lombardia di Maroni ha risposto con una proposta di legge “per la libertà d’impresa e competitività”, finalizzata a semplificare la burocrazia e agevolare le attività imprenditoriali.

Sembra una vera lotta fra i due fronti. Ma c’è una differenza fondamentale: la Svizzera attrae, la Lombardia cerca di trattenere. La forza naturale del mercato è quella di andare verso lidi più civili, dove burocrazia, tassazione e libertà finanziaria siano ancora su livelli accettabili.

L’iniziativa di Chiasso è stata anticipatamente limitata a un numero chiuso per eccesso di adesioni. E si è tenuta a porte chiuse per paura di infiltrazioni  della guardia di finanza. Tutto questo fa sorridere:  nascondersi dal proprio Stato solamente per andare a cercare lavoro da altre parti è un sintomo preoccupante del declino che stiamo vivendo. La Svizzera non è il paese dei balocchi, non ci si può andare pensando di operare nell’illegalità e  non va bene per qualsiasi settore, ma è sicuramente un luogo molto più consono per chi ha ancora voglia di lavorare e fare impresa. Sarà inevitabile che molti imprenditori continueranno ad emigrare portando con se la loro conoscenza e la loro creatività. Conosco bene questa situazione avendo fatto questa scelta già qualche tempo fa.

La classe politica italiana ha fallito non perché fatica a debellare la crisi, nella stessa difficoltà ci sono altri paesi, ma ha fallito perché gli imprenditori scappano e portano la loro cultura, la loro creatività e anche i loro capitali in altri lidi. I cittadini che rimangono sono sempre più spesso a carico dello Stato: cassa integrati, pensionati, disoccupati. Dove andrà uno stato che fa di tutto per cacciare i produttori di ricchezza ?

Tutti guardano allo spread e ai problemi della finanza, ma la desertificazione del tessuto imprenditoriale è molto più difficile da ricostruire. Un’azienda che se ne va difficilmente ritorna. E anche se lo facesse passerebbe del tempo prima di tornare ad essere efficiente e competitiva come prima. Un debito sovrano si può ristrutturare (o non pagare) con una legge. Ma le aziende non torneranno con un semplice decreto del governo. Il libero mercato necessita di più rispetto. Anni di corruzione, statalismo e assistenzialismo hanno distorto l’etica del lavoro, infondendo nelle persone l’idea che “si deve essere pagati perché si esiste, e non perché si produce”. I governanti (e molti cittadini) ignorano le dinamiche complesse e imprevedibili del mercato. Quello vero, fatto di chi produce qualcosa che serve a qualcuno. Lo confondono con chi spaccia “denaro facile” stampato dal nulla, chi spartisce la torta della spesa pubblica. Confonde gli imprenditori con i prenditori.

Lo Stato potrà continuare ad alzare le tasse, ad aumentare la burocrazia e a non pagare le imprese, ma l’unica cosa che non potrà fare è costringere le persone a essere produttive, creative e a rischiare in proprio. Dimenticare questo può diventare fatale.

Per questa notizia ringraziamo:

Roberto Gorini … le regole del denaro

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

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