Su la cresta, capitano. E grazie di tutto. L’addio di Marek Hamsik chiude un’epoca del Napoli

Su la cresta, capitano. E grazie di tutto. L’addio di Marek Hamsik chiude un’epoca del Napoli

Marekiaro. In dodici anni di Napoli è il nomignolo che ha accompagnato Hamsik, testimonianza della simbiosi raggiunta dallo slovacco con la città. Arrivò nel 2007 che era un ragazzino dalla cresta punk: lo volle in azzurro Pierpaolo Marino che andò a pescarlo a Brescia e da allora ha attraversato tutte le epoche della squadra che il presidente Aurelio De Laurentiis ha alimentato di anno in anno fino a sfiorare lo scudetto e a tuffarsi nelle emozioni della Champions. Da Ventura e poi Reja ad Ancelotti, passando per Donadoni, Mazzarri, Rafa Benitez e Maurizio Sarri: la rosa cambiava intorno a lui, lui guadagnava sul campo i galloni da capitano. Disse no al Milan e poi alla Juventus, perché certi amori non hanno prezzo. Lo capì anche Mino Raiola che dovette arrendersi dinanzi alla tenacia di un ragazzo che era (ed è diverso) dagli altri. L’ultima bandiera.

L’ultimo dei tre tenori, la stagione d’oro di Cavani e Lavezzi. Col 17 sulle spalle – numero che nella cabala non è foriero di buona sorte – è divenuto un simbolo di quel ‘giovane Napoli’ che studiava da grande e ha avuto un solo cruccio: non aver conquistato lo scudetto quando sembrava alla portata. Ma se dinanzi a te, che sei forte tra i terrestri, hai una Juve stellare e marziana allora puoi poco.

L’ultimo dei mohicani che sotto il Vesuvio ha resistito un’altra stagione per amore della maglia e perché il tecnico di Reggiolo lo convinse nell’estate scorsa a restare. Gli avrebbe cucito addosso un nuovo ruolo trasformandolo da incursore a regista di lotta e di governo. In parte c’è riuscito, in parte no. Marekiaro ha raccolto la sfida da professionista e ha preso per mano il suo Napoli trascinandolo, a testa alta e petto in fuori, contro Liverpool e Paris Saint-Germain. Se ne va via, a campionato in corso, un pezzo di storia e di cuore azzurro che porterà con sé in Cina. Dice addio il capitano ma il passaggio delle consegne c’è già stato con l’altra anima napoletana, quella di Insigne che contro la Samp è tornato ‘magnifico’. Non segnava da 3 mesi, s’è sbloccato contro i liguri. Nel giorno dell’addio di Marekiaro.

Il record di gol strappato a Diego Armando Maradona (grazie alla tripletta contro il Bologna) e quello di presenze scucito a Beppe Bruscolotti sono gli ultimi acuti del palmares. Hamsik ha indossato per 519 volte la maglia azzurra, servito 111 assist e segnato 121 gol. Il primo nell’agosto del 2007 al Cesena (4-0 in Coppa Italia), l’ultimo in Champions League nel novembre scorso contro la Stella Rossa al San Paolo. Ironia della sorte, fu contro la Samp che realizzò la prima rete in Serie A, l’ultima tra le fila dei partenopei risale alla passata stagione (maggio, contro il Torino).

La prima grande soddisfazione, però, arrivò il 20 maggio 2012, nella finale di Coppa Italia contro la Juventus è lui a firmare col destro la rete del raddoppio. Trofeo che solleverà anche nel 2014, in quella serata di gioia per la vittoria contro la Fiorentina ma di profondo dolore per il ferimento a morte del tifoso, Ciro Esposito. Due coccarde tricolori e poi lo sfizio di ‘scippare’ alla vecchia signora la Supercoppa a Doha. A suo modo, è un triplete. A Marekiaro la luna continuerà a brillare e ci ricorderà di te, capitano di mille battaglie.

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