Sette cose che ho capito delle elezioni europee in Germania

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Sette cose che ho capito delle elezioni europee in Germania

Le previsioni in Germania e in Europa secondo la SZ
Le ultime due settimane di campagna elettorale delle elezioni europee le ho seguite a Berlino. Qui di seguito sette cose che ho capito: 1) Anche in Germania l’interesse era scarso. Non che i tedeschi dimostrino grande partecipazione per le elezioni in generale, ma rispetto alle politiche del settembre scorso c’era una partecipazione di gran lunga inferiore agli eventi della campagna elettorale. Il disinteresse per le elezioni europee è diffuso (ne ho parlato qui). Tuttavia, anche se ai comizi c’erano poche centinaia di persone, al contempo si avvertiva molta passione per la politica. In ogni manifestazione dei partiti c’erano gruppi di altri movimenti che contestavano e disturbavano, pacificamente. Sul mio canale youtube potete vedere alcuni video molto interessanti e divertenti.
2) Se la discussione in Italia è limitata a temi di politica nazionale e alla solita storia se conviene abbandonare la moneta unica o meno, il dibattito politico in Germania si è focalizzato su temi europei. Mentre noi siamo ancora inchiodati alla discussione, da anni Novanta, sui criteri di Maastricht, come se non avessimo deciso volontariamente di aderire all’Euro, a Berlino si cerca di capire vantaggi e svantaggi del Transatlantic Partnership Trade Investment (TTIP), delle conseguenze della crisi in Ucraina, di come contrastare la disoccupazione, l’emergenza sociale e il dramma dei rifugiati che perdono la vita nel mediterraneo. 3) Mai come in questa fase storica i tedeschi stanno bene. Lo si era capito già durante le elezioni politiche dello scorso settembre. Ma questa volta si è percepito ancora di più. Come scrisse mesi fa Bernd Ulrich sulla Zeit (30/2013), i tedeschi per la prima volta nella loro storia hanno la sensazione di vivere in un Paese moralmente integro, economicamente florido, discretamente equo, ammirato a livello internazionale e, infine, anche cool. Friederike Haupt, sulla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung di oggi, scrive che “la Germania sta particolarmente bene. È uno dei Paesi più ricchi del pianeta e gli stranieri guardano con invidia alla bassa quota di disoccupati.” La classe politica e dirigente tedesca ritiene, inoltre, di essere un pilastro dell’Unione Europea. Con un atteggiamento meno fermo, più flessibile e più accondiscendente nel momento peggiore della crisi probabilmente sarebbe crollato tutto. La Germania è stato un punto fermo per forza economica, stabilità politica, autorevolezza internazionale dei suoi leader e anche per la posizione geografica. Non fraintendete però. Non c’è alcuna volontà di potenza. I tedeschi sono ripiegati su stessi convinti dell’affidabilità e solidità del proprio modello economico in una fase storica di grandi cambiamenti sociali e geopolitici che procurano forti sentimenti di incertezza e paura nei confronti del futuro.4) L’Euro non è un problema. Se ne discute poco: qualche articolo, alcuni buoni servizi della ZDF (seconda rete tedesca), ma non è mai stato un vero tema di discussione pubblica. C’è solo un partito che parla quasi esclusivamente di euro e di debiti eccessivi dei Paesi del Sud Europa: Alternative für Deutschland. Gli euroscettici tedeschi vorrebbero non tanto tornare al Marco tedesco, ma abbandonare al proprio destino Portogallo, Grecia, Italia e Spagna. Insomma, teniamoci stretta Angela Merkel perché l’alternativa potrebbe essere peggiore. 5) Per i tedeschi resta importante il richiamo alla Germania. Lo ha dimostrato la campagna elettorale di un autentico europeista come Martin Schulz. In Germania i suoi slogan erano: “Dalla Germania. Per l’Europa“, “Solo votando Martin Schulz e la SPD, un tedesco può diventare Presidente della Commissione europea“. Alcuni slogan della CDU di Merkel non erano di tono molto diverso: “Per una forte Germania in una forte Europa“.6) Alla fine dei comizi di Alternative für Deutschland c’era linno europeo (la nona sinfonia di Beethoven) ma tante bandiere tedesche e richiami continui alla tradizione nazionale. Ai comizi della CDU c’erano solo bandiere dell’Europa, i messaggi di Merkel e dei suoi candidati erano da europeisti convinti, ma alla fine c’era linno tedesco. 7) In Germania è diffusissimo il voto per posta. Non ho capito perché ancora noi in Italia non l’abbiamo introdotto.twitter@uvillanilubelli

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