PREMIO NOBEL Ue PER LA MIGLIOR RECESSIONE ECONOMICA

PREMIO NOBEL Ue PER LA MIGLIOR RECESSIONE ECONOMICA
Il premio Nobel per la Pace 2012 è andato all’Unione Europea, con la motivazione: “Il più importante risultato dell’Ue e’ l’impegno per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra a un continente di pace“. 
A sentirlo sembra una barzelletta, invece è proprio così.
E’ un affronto alla dignità umana pensare di conferire un Nobel per la Pace ad un progetto, prima economico e poi politico, che ha come obiettivi: conseguire una delle più grandi operazioni basate sul controllo di massa, annullare il potere sovrano dei singoli Stati per conferirlo nelle mani di organizzazioni sovranazionali non elette da alcun cittadino europeo, imporre il proprio diktat su 500 milioni di persone costrette a subire scelte che  conducono ai limiti della sopravvivenza, al degrado fisico ed intellettuale, fino a casi estremi di suicidio per indebitamento. 
Ormai è risaputo che l’assegnazione dei premi Nobel sia tutta una questione politica, dove a vincerlo non sono sempre i più meritevoli. Ad esempio fu assurda l’assegnazione del premio Nobel per la pace ad Obama “per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli“, quando il presidente USA si era appena insediato alla casa bianca, e non aveva fatto ancora nulla per promuovere la pace, anzi mostrandosi successivamente un guerrafondaio come i suoi predecessori.
Tornando all’Ue dobbiamo ammettere che se “in casa nostra” possiamo non aver subito guerre, di certo non abbiamo evitato di esportarle altrove (Gheddafi ringrazia dall’oltretomba) e già questo denoterebbe un requisito inadatto a percepire un Nobel per la pace.
Inoltre, se volessimo scorrere velocemente alcuni dati dell’Ue, dalla sua nascita ad oggi, ossia dalla prima unione doganale fra paesi europei, la cosiddetta Comunità Economica Europea, istituita mediante il Trattato di Roma del 1957 e implementata nel 1958, successivamente rinominata Comunità europea nel 1993 con il Trattato di Maastricht, dobbiamo ammettere tutto questo sostegno per “la democrazia e i diritti umani” io proprio non lo vedo.
Nonostante i trattati e le dichiarazioni dei leader di molti Paesi susseguitisi negli anni, l’Ue ha registrato un notevole aumento del debito pubblico, che analizzando già solo gli ultimi 5 anni permette di riscontrare un aumento che va dal 66,3% del Debito/PIL nel 2007, al 87,2% del 2011.
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Oltre ai debiti pubblici aumentati in tutti i Paesi membri, anche i dati sulla disoccupazione non sono rassicuranti.
Fino al 1970 il tasso di disoccupazione era molto più basso in Europa che negli Stati Uniti. Nel 1979, tuttavia, in seguito agli effetti delle crisi petrolifere degli anni settanta e delle conseguenti crisi economiche, i tassi di disoccupazione europeo e statunitense erano simili, intorno al 6%. Nel 1994 l’Europa ha registrato il tasso di disoccupazione più alto dalla Grande depressione; al contrario, negli Stati Uniti, se si eccettua il periodo 1989-1992, la disoccupazione ha continuato la sua dinamica fortemente discendente fino alla fine del secolo. Agli inizi del 2000  il tasso di disoccupazione europeo era il doppio di quello degli Stati Uniti e del Giappone e la situazione si è mantenuta più o meno stabile fino al 2005, è scesa fino al 7% nei tre anni successivi, per poi continuare di nuovo a crescere dal 2009 in poi col dilagarsi della crisi dei mutui subprime provenienti dagli USA, della crisi immobiliare e fino all’attuale crisi dei debiti sovrani.
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Oltre alla trasformazione dei debiti privati (ossia delle banche) in pubblici, dovuta al salvataggio di diversi istituti bancari a carico dei conti pubblici, negli anni si sono affiancati altri problemi come lo scoppio di bolle speculative, la perdita di competitività del sistema produttivo europeo, la riduzione del PIL che ha peggiorato il rapporto con il debito, il pagamento sempre maggiori di interessi sul debito, che attualmente tocca cifre nell’ordine di 80-90 miliardi di euro all’anno che finiscono nelle casse delle banche che acquistano i titoli di Stato, etc.
Ora quindi, a seguito di questo scenario nefasto che sta lacerando la dignità dei popoli membri di questo fallimentare progetto che si chiama Unione europea, dove le politiche di austerità sono all’ordine del giorno, dove si praticano costantemente tagli della spesa pubblica, aumento delle tasse, aumento dell’età pensionabile, feroci privatizzazioni in cui monopoli “pubblici” si trasformano in monopoli “privati” a tutto svantaggio dei cittadini e a tutto vantaggio delle multinazionali, invece di riconoscere un premo Nobel per la Pace all’Unione europea, a questa andrebbe riconosciuto un premio Nobel per la miglior recessione economica.
Di quale pace, stabilità e benessere vogliamo parlare se riduciamo un popolo in questo stato di povertà, assenza di prospettive future, privandolo dei diritti più essenziali per poter esprimere al meglio la propria esistenza?
Come ho scritto all’inizio, del resto si sa che il premio Nobel per la pace è solo una questione politica.
Salvatore Tamburro

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