Perché ogni donna adora un fascista? ‘Le assaggiatrici’ è già il miglior romanzo italiano del 2018

Perché ogni donna adora un fascista? ‘Le assaggiatrici’ è già il miglior romanzo italiano del 2018
Perché ogni donna adora un fascista? ‘Le assaggiatrici’ è già il miglior romanzo italiano del 2018

C’è un famoso verso nella poesia intitolata “Daddy”, scritta nel 1962 da Silvia Plath che dice: “Every woman adores a Fascist” (“Ogni donna adora un fascista”). Mi è tornato in mente leggendo l’ultimo libro di Rosella Postorino, “Le assaggiatrici”, edito da Feltrinelli, quarta prova al romanzo della scrittrice calabrese ma romana d’azione. Al di là di questo, diciamo subito che “Le assaggiatrici” è probabilmente il miglior romanzo italiano uscito in questo scorcio di 2018 e vanta buone possibilità di restarlo fino alla fine.

L’opera di Rosella Postorino è una prova decisamente riuscita che si staglia sulle acque vaste, profonde e talvolta torbide delle letteratura italiana contemporanea, riuscendo nell’impresa di aprirsi una strada nel mondo, come dimostra il successo tra gli editori stranieri della storia con protagoniste la “berlinese” Rosa Sauer e le sue speciali colleghe di lavoro: le assaggiatrici ufficiali di Adolf Hitler negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale.

Tre pasti al giorno e un misero stipendio in cambio del rischio di morte per avvelenamento. Questo è il lavoro in cui è impegnato ogni giorno un manipolo di donne, tutte poverissime, scelte dalle SS e rinchiuse in una mensa ai margini della foresta dove si è nascosto il Führer. Un quadro all’apparenza tragico in cui si materializza una ancor più tragica normalità. Durante la guerra, infatti, la vita va avanti, ci si innamora, si fuma di nascosto, si creano e si disfano amicizie. Durante la guerra, con tutti i limiti del caso, ci si deve nutrire.

Nella caserma di Krausendorf rischiavamo di morire ogni giorno – ma non più di chiunque sia vivo. Su questo aveva ragione mia madre, pensavo mentre il radicchio mi croccava fra i denti, e il cavolfiore impregnava le pareti del suo odore domestico, rassicurante.

Come molte sue colleghe assaggiatrici, Rosa Sauer non è una nazista convinta. Lei si dichiara tale, in fondo lo è alla stessa mediocre, silente maniera in cui moltissimi italiani sono stati fascisti. Nel 1933, all’epoca dell’affermazione elettorale dell’imbianchino austriaco, non aveva nemmeno l’età per votare. Ma tra le assaggiatrici ci sono anche le cosiddette “Invasate”, un gruppo di devote alla causa del nazionalsocialismo che per il loro amato Hitler darebbero la vita.

La stessa che per sé Rosa si immagina a Berlino, dove alla fine della guerra spera di rientrare con, Gregor, giovane marito partito per il fronte. Durante il periodo di tempo che Rosa trascorrerà da ospite in casa dei genitori di suo marito, lavorando come assaggiatrice del Führer, la nostra eroina finirà per intrattenere una relazione con il tenente Albert Ziegler, che nel fienile degli appuntamenti notturni svestirà la divisa dell’SS per mostrarsi un uomo come tanti, con le sue le sue gentilezze di amante e le sue zone oscure di servo dei servi. È in questo punto del romanzo – mentre di giorno “Le assaggiatrici” sviscera la trama nella febbrile vita di mensa con le amiche/nemiche Elfriede, Beate, Heike e le altre – che il romanzo di Rosella Postorino dimostra la sua solidità narrativa, esibendo una profonda, ambigua (necessaria, direi) ragion d’essere.

Tutte avevamo bisogno di essere desiderate, perché il desiderio degli uomini ti fa esistere di più. Ogni donna lo impara da giovane, a tredici, quattordici anni. Ti accorgi di quel potere quando è troppo presto per maneggiarlo. Non lo hai conquistato, perciò può diventare una trappola.

Dietro il gancio delle assaggiatrici al servizio del dittatore, infatti, si svela presto un altro formidabile motivo narrativo per continuare la lettura fino all’ultimo respiro: il modo in cui l’autrice narra il percorso di emancipazione di Rosa – eletta dapprima a versione novecentesca dell’eterno femminino – dal desiderio e dallo sguardo maschile. Innanzitutto quello di Hitler, poi quello del marito arruolato, infine del tenente Ziegler, l’amante.

Così sembra essere all’inizio, e lo sembra persino alla stessa Rosa. Tranne scoprire che, di sguardo in sguardo, ad emergere è quello soggettivo e femminile della protagonista, che si fa largo sotto le macerie del potere maschile votato alla distruzione del mondo. O almeno, Rosa ci proverà. Anche a costo di una solitudine senza salvezza. A dimostrazione del fatto che nessuna donna adulta può davvero adorare un fascista.

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Fonte: Perché ogni donna adora un fascista? ‘Le assaggiatrici’ è già il miglior romanzo italiano del 2018

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