Pay tv, la lotta francese a Netflix: come guardare film a pochi euro?

Ecco come la Francia combatte Netflix, la nuova frontiera della pay tv che consente di vedere contenuti a pochi euro, in arrivo anche in Italia.

Dato il rapido cambiamento dei gusti e delle esigenze dei consumatori in tutto il mondo, anche il settore della pay tv, come molti altri, deve riuscire a restare al passo con i tempi: in tutto il mondo fioccano le offerte dei maggiori operatori, così anche in Italia, dove i prodotti di Mediaset Premium e quelli di Sky diventano sempre più vantaggiosi e competitivi. Per trovare il pacchetto più adatto ai propri gusti è necessario però fare una piccola ricerca: un’operazione che col tempo è diventata sempre più semplice grazie al boom dei portali di comparazione online che permettono di porre i pacchetti Mediaset Premium a confronto con quelle di Sky Tv e risparmiare qualche soldo.

 

Il risparmio è ovviamente il tema cruciale anche di questa notizia, che vede la tv francese intraprendere una battaglia contro Netflix, la proposta americana di web tv, che sfida le pay tv di tutto il mondo con il suo prezzo conveniente e una possibilità pressoché illimitata di contenuti video.

La notizia apre a riflessioni di più ampio respiro: Netflix è la prova di come anche la tv stia mutando lentamente – ma neanche troppo – la propria modalità di fruizione. Le esigenze di un pubblico sempre più connesso e voglioso di gestire da sé i contenuti, sta spingendo a un cambio di paradigma sempre più inesorabile, come dimostrano i numeri del colosso americano.

Nata in California nel 1997, ad oggi Netflix conta più di 36 milioni di abbonati (30 solo negli USA) con contenuti spesso inediti tra serie tv e film a un vantaggiosissimo prezzo di circa 8 dollari al mese: oggi Netflix è presente solo negli USA, in Canada, in Sudamerica e nel Regno Unito, ma già da tempo si parla di un suo possibile sbarco in Europa, e dunque anche in Francia e in Italia.

In vista di questa possibilità Canal+, TF1 e M6, i maggiori player del settore, si sono uniti superando le rivalità concorrenziali per rivolgersi al ministro della Cultura Aurélie Filippetti, chiedendo meno tasse e più regole per un settore altamente competitivo e saturo, una situazione che l’ingresso di Netflix peggiorerà se non si interverrà in maniera alternativa.

Infatti ormai la sfida al raggiungimento del consumatore affamato di contenuti video si gioca ad armi impari su due fronti: da una parte i gruppi internazionali di Internet – Amazon, Google e Apple – che cercano di spingere alla diffusione oltre oceano e oltremanica di Netflix, dall’altra i gruppi audiovisivi francesi, vessati da tassazione elevata e soggetti a regole risalenti agli anni Ottanta, quindi inadatte al panorama attuale.

La richiesta dei top manager dei tre gruppi francesi viene quindi rigirata anche a François Hollande, tornato di recente dalla visita ai gruppi Internet in America: all’Eliseo si chiede di stipulare con i tre gruppi dell’audiovisivo un “patto di solidarietà per il settore dell’industria creativa”, comprendente una tassazione meno oppressiva e regole adatte a fronteggiare la situazione.

Si tratta di un allarmismo inutile? Pare di no, data la visita, lo scorso dicembre, dei vertici della web tv americana al consulente per i media francese David Kessler. I timori maggiori dei francesi consistono nella possibilità che il gruppo americano cerchi di aggirare le regole di distribuzione di contenuti, penalizzando cinema e pay tv tradizionale.

Se il gruppo aprirà fuori dalla Francia, infatti, potrà pagare molte meno tasse e fornire contenuti in tempo più breve i film usciti al cinema rispetto al periodo che gli altri player francesi devono attendere per poterli trasmettere.

In ogni caso, la risposta del ministro della Cultura Filippetti cerca di calmare le acque, rispondendo ai tre top manager in maniera rassicurante: “se vuole venire in Francia, deve piegarsi alle regole che fanno il successo delle nostre industrie e non essere un passeggero clandestino che approfitta del sistema senza parteciparvi”.

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