Parentopoli. Scandalo parentopoli e nepotismo universitario. Intervista al Rettore Laforgia

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Parentopoli

Negli ultimi tempi, come molti sanno, le Università italiane sono state prese di mira dall’opinione pubblica.

Sono entrate nell’occhio di un ciclone che le ha travolte e condotte, con inesorabile veemenza, in un luogo di trincea, esponendole alle frecciate ed alle generalizzazioni di molti.

Le accuse sono ormai ben note: alcuni atenei italiani non sarebbero del tutto avulsi dalle piaghe sociali inerenti alle parentopoli ed al nepotismo.

Ad inasprire la querelle, poi, è un altro dato a dir poco deleterio: il calo delle iscrizioni. Secondo recenti stime, negli ultimi 8 anni, le università italiane avrebbero perso più di 70 mila nuovi iscritti. Le cause di tale calo, probabilmente, sono molteplici: si va dall’aumento delle tasse d’immatricolazione a politiche non del tutto esemplari. Ad ogni modo, secondo diverse correnti di pensiero, ad irretire il sistema universitario sarebbe, al di là di ogni altra causa, la questione parentopoli. Una piaga, tra l’altro, raccontata in maniera esemplare nel libro-denuncia “Parentopoli. Quando l’università italiana è affare di famiglia” scritto dal giornalista Nino Luca.

Le denunce sulle università

Parentopoli: una piaga sociale che riguarda diversi Atenei – Sebbene sia doveroso sottolineare l’esistenza di un problema etico e morale, è altrettanto doveroso affermare che non tutte le università italiane debbano, necessariamente, essere caratterizzate da tale fenomeno.  La questione Parentopoli è una piaga che non va interpretata attraverso modalità di pensiero d’impronta generalizzante. Se da un lato appare corretto affermare che alcune Università siano state coinvolte in diversi scandali, dall’altro lato, invece, risulta doveroso, ricordare l’esistenza di atenei del tutto lontani da simili fenomeni.

Ad ogni modo, gli studi e le segnalazioni più recenti su parentopoli appaiono tutt’altro che confortanti. In particolare, statistiche significative provengono da una ricerca di Stefano Allesina, ricercatore italiano dell’università di Chicago, i cui riscontri sono a dir poco allarmanti. Lo studio è basato su un metodo scientifico che mira a stabilire quali cognomi, in un determinato ateneo, si ripetono con maggiore frequenza.

Le informazioni provengono tutte dal Ministero dell’Istruzione e si basano su un campione di circa 61.000 professori. È chiaro, va premesso, che per rilevare la gravità del fenomeno nepotistico non è sufficiente soffermarsi sulla ripetizione di un singolo cognome, in quanto i docenti senza legami di parentela, ma con lo stesso cognome non mancano.

Non meno preoccupanti appaiono i rilevamenti relativi alla distribuzione delle “allegre famigliole” nella penisola. In questa circostanza, la ricerca mira ad individuare i cognomi uguali negli stessi ambiti disciplinari.

Il risultato è che non si salva proprio nessuno, ma in testa alla graduatoria degli atenei caratterizzati dal fenomeno parentopoli, si collocano diverse università meridionali. Lo studio rivela inoltre che le probabilità di incappare nel fenomeno aumentano spostandosi verso il meridione piuttosto che il contrario. Non che il nord sia esente da critiche, ma il dato appare (purtroppo) oggettivo.

Ecco le prime dieci posizioni della classifica, con indicata la frequenza dei cognomi che viaggiano in “coppia” (quando va bene):

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Libera Università Mediterranea «Jean Monnet»,   Casamassima, Bari
1,681


Sassari
1,306


Cagliari
1,239


Suor Orsola Benincasa – Napoli
1,094


Catania
1,05


Uke – Enna
0,701


Università della Calabria
0,695


Messina
0,694


Mediterranea di Reggio Calabria
0,678

10°
Roma «Foro Italico»
0,673

Si tratta di una delle tante ricerche effettuate al fin di far luce su un argomento scottante come parentopoli; ma ve ne sono certamente altre che giungono a conclusioni diverse. La costante è una sola: il nepotismo, fenomeno prevalentemente italiano, è ormai divenuto un fatto storico.

I casi di parentopoli

È una questione che si porta con sé tanti strascichi: storie di pressioni, di baroni, di concorsi truccati e di persone capaci messe alla porta senza motivo, per fare spazio a chi è meno bravo ma meglio “agganciato”. Non è roba da poco, basti pensare che il giovane Gianmarco Daniele ci ricavò un’inchiesta per la sua tesi di laurea, nel 2010.

Le prime bordate erano per Bari, dove veniva smascherato un meccanismo nepotistico marcio ed inquietante. A cominciare dalla rete di parentele riguardanti la famiglia Massari: i fratelli Lanfranco, Gilberto e Giansiro, ad Economia, i casi più eclatanti presi in considerazione, ma anche i figli di Lanfranco (Francesco, Stefania, Antonella), tutti e tre a loro volta “accasati”.

Sempre a Bari, ed anche in questo caso ad Economia, si facevano rispettare i ben sei membri della famiglia Dell’Atti, ma si difendevano bene anche i parenti dell’ex preside Girone: Gianluca e Raffaella (che porta con sé in dote il marito), preceduti dai genitori Giovanni e Giulia.

Restando alla Puglia, ma spostandoci a Foggia, spiccava il curioso caso di Alessandro Muscio, assunto ad Agraria mentre il rettorato del padre, Antonio, stava per scadere. Ma qui, tra generi, madri e sorelle, si contavano ben 7 i parenti dell’ex rettore.

Se il sud appariva messo male già allora, neppure il centro se la passava poi così bene. Specie la capitale, con più di un “casato” illustre. Tra i nomi di rilievo, l’odontoiatra Giovanni Dolci, capace di portare con sé il figlio a Tor Vergata, mentre moglie e genero di Dolci trovavano spazio alla Sapienza.

Rettore Luigi Frati

Una delle inchieste più eclatanti riguardava l’ateneo di Palermo (230 famiglie segnalate nello studio), dove addirittura capitava che ad ogni facoltà si potesse associare una famiglia differente. Qualche esempio: i Gianguzza a Scienze e Medicina, i Galasso a Legge, i Vetro a Matematica, i Carapezza a Lettere, i Fazio a Economia.

C’era anche chi più o meno ne usciva incolume: gli atenei di Trento, Milano-Bicocca, Padova e Verona, più il Politecnico di Torino, erano le università meno compromesse. Qui neanche l’ombra di centro e sud, e non è certo un caso.

Ironia della sorte, l’Università di Palermo è finita nel mirino di un’altra indagine su parentopoli, più recente e realizzata dalle Iene. Ai casi già menzionati, va qui ad aggiungersi quello del preside di Architettura, il professor Milone, i cui figli insegnano entrambi nella stessa facoltà. Ma si ripassa anche dalla Sapienza, alla scoperta della dinastia del rettore Luigi Frati (moglie e due figli nella facoltà di Medicina).

Professore Tomasello

Sempre tramite Le Iene, un ultimo scandalo parentopoli è stato scoperto all’università di Messina: oltre al figlio del rettore Tommasello troviamo, fra gli altri, i Tommasini, i Tigano, i Teti, i Giuffrida, i Berlingò. Ma in questo come in altri casi, va aggiunto che non sono certo coinvolti solo i consanguinei: ci sono infatti mogli, generi e nuore, tanto per non farsi mancare nulla.

E si potrebbe andare avanti. È doveroso precisare che il discorso prescinde dalle capacità di ogni singolo docente: a nessuno, pur “imparentato”, va negata l’opportunità di partecipare ad un concorso per un ateneo dove ha già lavorato un genitore, magari andando ad occupare la stessa cattedra.

Eppure, la tentazione è sempre la stessa, ovvero ritenere questi ultimi dei casi isolati, buoni come specchietti per le allodole ma non in grado di celare un fenomeno che rischia di precludere una marea di opportunità a persone ben più meritevoli.

Al fin di far luce sull’eterna questione delle parentopoli italiane, abbiamo deciso di contattare il Prof. Domenico Laforgia, Magnifico Rettore dell’Università del Salento.

Professore La Forgia

Prof. Laforgia, qual è la Sua opinione in merito all’eterna questione delle parentopoli universitarie italiane?

Secondo Lei, è davvero così terribile avere due docenti con lo stesso cognome in una Facoltà? In fin dei conti, l’esistenza di due o più docenti con il medesimo cognome all’interno della stessa Università, potrebbe essere interpretata come una banale casualità, oppure, motivata da ragioni di merito. Prof. Laforgia, in Italia, alla fine, prevale il merito o la raccomandazione?

“Parentopoli e nepotismo sono malattie italiane e l’Università ne è afflitta in percentuale corrispondente. Si può obiettare che l’Università non può permettersi che parenti impreparati entrino e danneggino generazioni di studenti, ma se i parenti sono bravi non vedo alcuna problema al loro inserimento a parità di opportunità con gli altri, senza alcun privilegio. Se questo ragionamento, che spesso leggo sui giornali, avesse avuto forza di legge nel secolo scorso, l’umanità non avrebbe potuto godere delle scoperte dei due coniugi Curie, entrambi insigniti con il premio Nobel, e neppure delle scoperte fatta dalla loro figlia, anch’essa conquistò il premio Nobel separatamente dai suoi genitori. Insomma le cose non devono essere estremizzate ma ogni caso va affrontato e analizzato. Esiste una sola regola da rispettare ciecamente: nell’Università devono entrare solamente i migliori, senza eccezioni.

Se si rispettasse questa regola, non vi sarebbero eccezioni ed equivoci e il sistema universitario potrebbe solo ricavarne vantaggio. Attualmente nel nostro Paese la raccomandazione ha un peso straordinario, troppe cose funzionano male per questo. In posti strategici sono finite persone inadeguate e questo peggiora tutto il Paese danneggiando la nostra competitività internazionale. Ma questo dannoso fenomeno è nazionale non universitario. Chi raggiunge obiettivi che non merita senza alcuno sforzo, poi pretende di salire sempre più in alto perché viene preso da delirio di onnipotenza. In questo modo lasciamo che l’ignoranza attiva non si vergogni più e occupi il nostro Paese pervadendolo nei gangli più delicati. Oggi stiamo vivendo proprio questa fase e occorre fermare l’ignoranza attiva ovunque si sia installata prima che sia troppo tardi. Il ruolo delle Università torna ad essere strategico in questo momento e non c’è nulla di più stupido che denigrarle, perché gli ignoranti vogliono nascondere le loro incapacità gridando in coro contro una istituzione che, invece, deve essere difesa ad ogni costo”.

L’opinione espressa dal Prof. Domenico Laforgia, Magnifico Rettore dell’Università del Salento, ha la virtù di descrivere, in modo obiettivo ed onesto, l’importanza catartica di una regola storica ed inopinabile: nell’Università devono entrare solamente i migliori, senza eccezioni. Al di là della palese esistenza dei problemi relativi alle Parentopoli ed ai Nepotismi, non bisogna in alcun modo lasciarsi andare ad inutili generalizzazioni. Le università italiane vanno difese, specialmente se ottemperino alle regole inerenti alla meritocrazia.

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