News CNN su Donald Trump, a cosa servono quei 3.643 siti web?

 

 

Tra i tanti attributi di Donald Trump che suscitano discussioni, ce n’è di sicuro uno molto curioso: il presidente degli Stati Uniti, infatti, è proprietario di più di 3.600 siti Internet, dai nomi più o meno banali (ma a volte sorprendenti o perfino impensabili). 

Perché Trump ha così tanti siti?

Trump da quasi un ventennio acquista domini con il proprio nome all’interno: per la precisione, negli ultimi venti anni la sua società ha registrato ben 3.643 siti web. Non tutti questi siti sono diversi tra loro: solo la metà, infatti, è funzionante, e ce ne sono diverse centinaia che indirizzano gli utenti a pagine in cui si parla del business dell’inquilino della Casa Bianca. Da quando Donald ha annunciato la propria intenzione di candidarsi a presidente, se ne sono aggiunti più di novanta. 

I siti di Trump

La notizia è stata diffusa dalla Cnn, che per questa inchiesta ha preso in considerazione ed esaminato i trasferimenti di domini e le registrazioni che sono state effettuate tramite Domain Tools, una piattaforma dedicata. Spulciando qua e là nell’elenco si trovano domini prevedibili come TrumpBuilding.com o TrumpOrganization.com, ma anche molti siti che sono dedicati alla campagna elettorale del presidente americano o alle società che gestiva in qualità di imprenditore. Come detto, però, alcuni sono davvero curiosi: basti citare, per esempio, VoteAgainstTrump.com, cioè “Vota contro Trump”, o NoMoreTrump.com, cioè “Basta Trump”. Per quale motivo sono stati acquistati domini del genere? Facile intuirne la ragione: così facendo, sono stati sottratti a possibili oppositori o a eventuali contestatori.

Una storia lunga venti anni

L’aspetto più curioso in questa gestione siti web dai nomi in apparenza incoerenti – tra i quali si ricorda anche TrumpMustGo.com, cioè “Trump se ne deve andare” – è che sono stati acquistati nel 2012: ciò fa pensare che il desiderio di candidarsi alla Casa Bianca non fosse poi così recente, ma venisse coltivato da Donald da almeno cinque anni. Una storia lunga un ventennio, insomma, che è iniziata il 20 gennaio del 1997 con l’acquisto di DondalddjTrump.com. Scorrendo la lista, ad ogni modo, non si può fare a meno di sorridere di fronte a domini quantomeno fantasiosi, come TrumpOnTheBeachOnline.net, che rimanda a un sito che permette di pianificare e organizzare party privati a Washington a bordo di autobus limousine. Degno di una menzione speciale è anche ChicagoTrumpLimo.com, sito grazie al quale gli utenti hanno la possibilità di acquistare t-shirt di un marchio specifico dedicato a coloro che intendono mostrarsi orgogliosi di apparire deplorevoli.

La logica degli acquisti

Insomma, non c’è niente di casuale nell’ascesa di Trump alla Casa Bianca, al di là di ciò che i suoi discutibili tweet potrebbero far pensare. Ecco perché si possono trovare anche domini come DonaldTrumpSucks.com, cioè “Donald Trump fa schifo”, che l’organizzazione del business man ha acquisito da un cybersquatter che aveva dato vita anche a WhiteHouse.com (un sito che non parlava della Casa Bianca ma che mostrava immagini porno). Da segnalare, infine, TrumpFraud(“fraud” in inglese vuol dire “truffa”), che è stato registrato non solo per .com, ma anche per .org e per .info. 

 

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