NEL CASINO' GLOBALE DEI DERIVATI FINANZIARI

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derivatiContratto finanziario derivato può dirsi, grosso modo, quel contratto finanziario nel quale chi tra le parti dovrà pagare, e quanto dovrà pagare, dipende da un evento futuro e incerto: l’andamento di un titolo azionario, obbligazionario, di un future, di una valuta, di un tasso di interesse, rispetto a un termine di riferimento.

I contratti derivati finanziari nascono oltre duecent’anni fa con funzione assicurativa (detta di hedging, cioè copertura) e non speculativa. Nascono come assicurazioni contro il rischio di variazione dei cambi delle valute, dei tassi degli interessi, dei prezzi delle merci. Ad esempio, stipulando un contratto di fornitura di lana per 10 anni, da pagarsi in una valuta estera, e temendo che il prezzo della lana e/o il corso di quella valuta salgano, compro una garanzia da una banca, che si impegna a pagare la differenza in più qualora il prezzo o il cambio superino una certa soglia. Oppure, avendo investito i miei risparmi in titoli di stato, e temendo che si deprezzino, compero da una banca una garanzia che la banca stessa me li comprerà al prezzo di oggi in un tempo futuro che stabiliamo per contratto. Oppure ancora: avendo stipulato con una banca un contratto di mutuo a tasso variabile, e temendo che il tasso possa salire molto, stipulo con altra banca un accordo in base al quale, se il tasso supererà una certa soglia, il di più se lo accollerà la banca; mentre, in cambio, se il tasso scenderà sotto un’altra soglia, il risparmio sarà girato alla banca medesima, che in tal caso guadagnerà.

In tempi recenti, si prende ad usare questi contratti in funzione speculativa, di ristrutturazione del debito o addirittura di scommessa, ma anche per mascherare buchi di bilancio, trasformando un debito attuale, o una perdita attuale, in una scommessa spostata avanti nel tempo.

Si possono congegnare innumerevoli tipi di contratti derivati. Nel web si trovano alcune descrizioni tipologiche. Qui espongo qualche esempio.

Ad esempio della funzione speculativa, consideriamo il caso che io, versando come garanzia una frazione (dal 2 al 7% dell’importo attuale) mi impegni a comprare una certa quantità di merci o titoli da te, che ti impegni a vendermeli, a un prezzo predeterminato. Se il prezzo di mercato alla scadenza sarà superiore al pattuito, avrò guadagnato, e viceversa.

Ad esempio della scommessa, prendiamo il cds, ossia il credit default swap: io stipulo un contratto in base al quale la mia controparte, contro un premio iniziale, si impegna a pagarmi il valore nominale di una data quantità di obbligazioni qualora la società o lo Stato che le ha emesse diventi insolvente, anche se io non ho quelle obbligazioni. Se le avessi, sarebbe un contratto assicurativo contro il rischio di insolvenza dell’emittente, cioè contro un danno che io potrei subire. Dato che, invece, non le ho, quindi nion sono esposto a un rischio di danno, è un contratto di scommessa, d’azzardo.

Se si accumula una grande quantità di scommesse di questo tipo contro l’emittente di un titolo, allora questo emittente, anche se economicamente sano, si ritrova sottoposto a una pressione destabilizzante, che lo può mettere in crisi.

Ad esempio di ristrutturazione, prendiamo il caso dell’ente pubblico che ha contratto un mutuo a tasso fisso e stipula con una banca un contratto in base al quale scambia il tasso fisso con un tasso variabile, indicizzato, poniamo, al Libor; di conseguenza, se il Libor sale, l’ente perde, mentre se scende, guadagna.

Ad esempio di aggiustamento di bilancio, prendiamo il caso di una banca, che ha realizzato una perdita di 1 miliardo, e che stipula con altra banca un contratto, col quale questa banca si accolla la perdita, ma, se un certo evento non si verificherà nei successivi 4 anni, la prima banca pagherà alla seconda 3 miliardi. Con un tale contratto, la prima banca si mette in ordine il bilancio in modo da poter ottenere crediti o superare uno stress test, nel breve termine. Però assume un rischio moltiplicato nel medio termine – un rischio che la può far fallire.

Il grande successo dei derivati dipende dal fatto che essi consentono, in generale, di realizzare un beneficio nell’immediato, che si pagherà nel futuro con un costo molto maggiore del beneficio immediato; oppure contro un rischio di importo multiplo del beneficio. L’uovo oggi da pagarsi con una gallina domani. Inoltre perlopiù questi contratti si sottraggono ai controlli amministrativi e anche all’imposizione fiscale.

Quanto sopra comporta che le banche e i fondi previdenziali che operano in derivati sovente vanno in crisi e che i governi devono intervenire con soldi pubblici per risanarle, indebitandosi, onde evitare il tracollo del sistema bancario. Ma in tal modo essi destabilizzano le proprie finanze, le finanze pubbliche, riempiendole di titoli spazzatura. E allora devono intervenire le banche centrali per salvare i debiti sovrani.

Ad autorizzare le banche di credito ad impegnarsi nei suddetti azzardi coi soldi dei depositanti, nel 1999, è stato Clinton in America, e in Italia la riforma Draghi-Prodi.

Se combiniamo questi effetti perversi dei derivati col fatto che essi non sono censiti e regolati in borsa, e che il il loro volume, nel mondo, può crescere indefinitamente – oggi si stima in oltre un milione di miliardi di dollari – e altresì col fatto che è possibile confezionarne di tutti i tipi, anche per spacciare cartolarizzazioni di mutui balordi, e persino indicizzandoli ad altri derivati, abbiamo come risultato che essi costituiscono una gigantesca mina su cui il mondo è seduto, e che continuamente cresce di potenza esplosiva.

Tranne quelli effettivamente assicurativi, i contratti derivati finanziari, sostanzialmente, non servono all’economia reale e alla società civile. Ad esse arrecano solo danni e insicurezza. Essi creano, su scala globale, un ambiente ostile alla vita dell’uomo. Vengono usati da una ristretta élite per estrarre ricchezza dall’economia reale e dalla società civile. Con l’effetto ulteriore di destabilizzarle e impoverirle e di tarparne la capacità di sviluppo, nonché di imporre alle nazioni una governance direttoriale dei banchieri. L’evoluzione della UE è la prova di ciò, e la Grecia ne è cavia e martire: dapprima è stata aiutata da una grande banca di affari americana a taroccare i suoi bilanci con l’uso dei derivati per entrare nell’Euro e, grazie ai bassi tassi di interesse che questo consentiva, ha potuto spendere e indebitarsi più di quanto poteva; poi, quando i tassi di interesse sono saliti e la recessione è iniziata, è stata destabilizzata da una massiccia vendita da parte di banche tedesche; l’UE, a guida tedesca, la ha quindi commissariata con Papademos – uomo della stessa banca americana che la aveva aiutata a taroccare i conti pubblici – e con la famosa trojka (Commissione Europea, BCE, FMI). Oggi nelle città greche c’è carestia, la gente cerca cibo tra i rifiuti, molti dormono all’addiaccio, metà dei giovani è disoccupata, gli agricoltori, piuttosto che consegnare i raccolti alle società tedesche che hanno rilevato a basso prezzo le loro aziende approfittando della situazione, lo regalano davanti alle scuole.

La virtuosità monetaria è una fede severa, che non ammette solidarietà né mutualità, ma solo competizione darwinistica – o forse dovremmo dire imperialista.

16.02.13 Marco Della Luna

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Argomenti trattati: 692 | Lotta al signoraggio bancario: lo strapotere di banca e finanza nella vita reale.
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