Mutui: banche strozzate, rischio per le famiglie

A causa di una regola al vaglio della “commissione Basilea”, gli istituiti potrebbero negare mutui alle famiglie: ecco perché

Il settore dei mutui era molto ottimista dopo che la Bce aveva cercato di facilitare l’accesso ai finanziamenti per i cittadini. Il Quantitative Easing e le aste Tltro dovevano infatti essere un’agevolazione per tutti coloro che, dopo aver messo i mutui di vari operatori a confronto, si accingono a richiederne uno, ma rischia di non essere così. Un documento posto in consultazione dal Comitato di Basilea, la commissione dei Paesi G20 che si occupa di stabilire le regole del credito potrebbe rivelarsi una minaccia per i consumatori. Proviamo a spiegarvene il motivo.

Il problema della “copertura” sui prestiti

Le responsabilità di Mario Draghi e dei singoli governi nazionali sarebbero in questo caso minori. Sono infatti i tecnici della Commissione Basilea che stanno cercando di capire se l’attuale livello di copertura sui prestiti sia appropriato: ogni banca, al momento di concedere un mutuo, è obbligata a bloccare una quota del proprio patrimonio, proporzionale a quanto erogato, nel caso in cui il debitore non riuscisse a ripagare il finanziamento.

Attualmente esiste una categoria per le “ponderazioni” relative a prestiti sulle abitazioni, ed è pari al 35% (per ogni euro destinato al contratto la banca mette via trentacinque centesimi); come è noto infatti, nel caso il cliente non possa pagare la rata del mutuo, l’istituto diventa automaticamente proprietario dell’immobile, che rappresenta la garanzia reale del prestito. Ebbene, secondo la Commisione di Basilea questa prassi non sarebbe sufficiente per coprirsi dal rischio di default del debitore, poiché la maggior  parte dei mutui finanzia più della metà del valore dell’immobile.

Loan-to-value: un’espressione che spaventa

Loan-to-value” (acronimo Ltv), significa “prestito in relazione al valore”. La proposta della Commissione consiste nel parametrare le ponderazioni sia al Ltv che all’incidenza sul reddito disponibile, costituente la quota di risorse impegnata al servizio del debito: nella maggior parte dei casi questa quota si aggira intorno al 35% dello stipendio mensile. La griglia del Comitato prevede, in questo caso, ponderazioni fra il 40 e il 50% se l’Ltv si trova nella fascia 60-80%, quella canonica dei mutui. In tal modo, solo chi possiede già il 50% del valore dell’immobile potrebbe lasciare invariata la ponderazione.

Sebbene non vi sia ancora nulla di ufficiale, emergono segnali di insoddisfazione dal sistema bancario italiano. Le sofferenze (l’insieme dei prestiti non onorati) hanno infatti raggiunto a fine 2014 la cifra record di 183,7 miliardi di euro, con conseguente appesantimento dei bilanci; aumentare ulteriormente la copertura dei prestiti si tradurrebbe in una rinuncia all’incremento della redditività. Inoltre, una minore erogazione di mutui significherebbe una minore opportunità di business; anche perché i mutui sono già coperti naturalmente dagli immobili, e nel caso il Loan-to-value fosse troppo elevato vengono richieste ulteriori garanzie. Serve dunque tutto questo rigore?
 

 

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