Martin Schulz, l’altro tedesco

Il prossimo presidente della Commissione europea potrebbe essere un libraio tedesco. Nato nel 1955, titolare di una libreria a Würselen a 10 chilometri a nord di Aquisgrana, Martin Schulz è il candidato ufficiale del Partito socialista europeo (Pse). Lo ha deciso il congresso di sabato 1 marzo a Roma: 368 voti favorevoli su 404. …

Martin Schulz, l’altro tedesco

Martin Schulz, l'altro tedesco
Il prossimo presidente della Commissione europea potrebbe essere un libraio tedesco. Nato nel 1955, titolare di una libreria a Würselen a 10 chilometri a nord di Aquisgrana, Martin Schulz è il candidato ufficiale del Partito socialista europeo (Pse).
Lo ha deciso il congresso di sabato 1 marzo a Roma: 368 voti favorevoli su 404. Solo due i voti contrari; 34 gli astenuti, in gran parte laburisti inglesi che avrebbero preferito Helle Thorning-Schmidt, la premier danese divenuta famosa per il selfie con Barack Obama.

Le imminenti elezioni europee hanno almeno due motivi di forte interesse politico. Saranno una sorta di referendum sul progetto dell’Unione Europea, indebolito da una lunghissima crisi economico-finanziaria che ha rafforzato numerosi ed eterogenei partiti euroscettici, nonché una battaglia interna alla stessa sinistra.
La candidatura del greco Alexis Tsipras non rappresenta una minaccia per l’Unione Europea, ma è certamente una spina nel fianco per la sinistra socialista e riformista. Tsipras si è formato politicamente nella sinistra comunista greca e, diversamente da Schulz, non ha fatto propri gli ideali socialdemocratici, nè conosce il cosiddetto “spirito europeo” cui si richiama costantemente il candidato del Pse.
Il tedesco Schulz è iscritto al Partito socialdemocratico tedesco dal 1974. Nel 1987, a soli 31 anni, fu eletto sindaco della sua città, la piccola Würselen, che ha amministrato fino al 1998. Deputato europeo dal 1994 e presidente del Parlamento dal gennaio 2012, Schulz è un europeista convinto molto critico delle istituzioni europee che avrebbero gestito male la crisi economica degli ultimi anni.
Diffidando dell’enorme potere del Consiglio europeo, intende rimettere la Commissione al centro dell’azione politica dell’Unione. Nel libro Il gigante incatenato (Fazi 2014), ha scritto di desiderare un autentico governo europeo “che abbia facoltà di scegliere con il voto di maggioranza” (pag. 166), eliminando così il diritto di veto su ogni decisione. Il nuovo governo, secondo Schulz, deve essere controllato da un Parlamento con più diritti e più prerogative in modo da “recuperare il primato della politica” (pag. 167).
Al congresso di Roma del Pse ha affermato che l’Unione Europea non può essere ridotta alle sue istituzioni: “per molti l’Europa coincide con la Troika e l’austerità. È arrivato il momento di cambiare… 27 milioni di cittadini europei non hanno lavoro mentre in alcuni paesi un giovane su due è disoccupato. Le giovani generazioni stanno pagando il prezzo per la crisi senza averla causata. Per l’Europa di oggi è uno scandalo!”.
Il presidente del Parlamento europeo non è nuovo a queste critiche. Già in un discorso del giugno 2012, poco prima del famoso consiglio europeo in cui Merkel fu messa all’angolo dall’asse Monti-Hollande, Schulz affermò: “negli ultimi mesi la politica in Europa ha seguito in troppe occasioni il presunto diktat dei mercati. Tutto ciò è stato fatto a spese della fiducia dei cittadini e dell’esclusione dei parlamenti. Come rappresentante di un parlamento multinazionale, non posso accettare che un numero sempre maggiore di decisioni sia preso al di fuori delle sedi parlamentari. L’emergenza è divenuta la regola.” Simili affermazioni fanno di Schulz il vero anti-Merkel delle prossime elezioni europee. Del resto, il socialdemocratico tedesco è stato uno dei più critici del modello di “democrazia conforme al mercato” tanto caro alla cancelliera. Un’idea di democrazia che si piega alla pressione dei mercati invece di contrapporle il primato della politica.
Nonostante la sua forte connotazione sociale, la candidatura di Schulz non ha suscitato grande entusiasmo. Il tedesco, forse privo di un carisma sufficiente per gli standard italiani, viene ricordato soprattutto per la polemica con Silvio Berlusconi, che lo accusò di essere un kapo. La nazionalità del candidato socialdemocratico è un ostacolo evidente. L’ha ammesso lo stesso ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini nel corso dell’ultima direzione del Partito democratico, prima di caleggiare il superamento dello scontro ideale fra Italia e Germania al fine di interpretare la candidatura di Schulz come un’autentica opportunità.
Eppure, molti elettori italiani si chiederanno se ci si possa fidare di un tedesco. La risposta l’ha data lo stesso candidato a Otto e mezzo: “Bisogna riconoscere i progressi fatti dall’Italia negli ultimi anni. L’Italia è un paese che ha sempre avuto un deficit alto. La questione è come gestirlo: il modo più semplice è promuovere la crescita. C’è anche un problema centrale che non ha nulla a che fare con il famoso vincolo del 3% ed è il blocco al credito per le piccole e medie imprese che impedisce gli investimenti. È necessario superare tale blocco per rilanciare l’economia. Dovremmo concentrarci molto più su questo piuttosto che sulle perizie delle agenzie di rating di cui non dobbiamo ascoltare il giudizio come fosse la Bibbia”.
Martin Schulz, per le posizioni spesso critiche che ha espresso nei confronti del suo stesso paese, è stato definito dalla stampa internazionale “l’altro tedesco”. Ha affermato che “l’Ue non è la Germania” (Frankfurter Allgemeine Zeitung, 12 aprile 2012) e al congresso del Pse di Roma ha detto che nessun paese europeo deve potersi imporre sugli altri in ragione della propria forza economica. Concludendo il suo discorso, ha affermato che vuole un’Europa socialdemocratica. Angela Merkel è avvisata. (Pubblicato su Limes)
twitter@uvillanilubelli

Per questa notizia si ringrazia:

Potsdamer Platz, Germania, Europa, di Ubaldo Villani-Lubelli

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