Marò, il Ministero degli Interni indiano rinuncia a pena di morte

Il ministero indiano degli Interni ha autorizzato la polizia Nia a perseguire i due marò «in base al Sua Act, ma senza invocare l’articolo che prevede la pena di morte». Lo ha dichiarato oggi all’ANSA il portavoce del ministero indiano degli Interni Kuldeep Dhatwalia. Nella nuova ordinanza…

Marò, il Ministero degli Interni indiano rinuncia a pena di morte

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Il ministero indiano degli Interni ha autorizzato la polizia Nia a perseguire i due marò «in base al Sua Act, ma senza invocare l’articolo che prevede la pena di morte». Lo ha dichiarato oggi all’ANSA il portavoce del ministero indiano degli Interni Kuldeep Dhatwalia.

Nella nuova ordinanza, ha aggiunto il portavoce confermando le notizie già trapelate ieri in questo senso, il dicastero «ha rimosso il riferimento alla clausola della pena di morte, mentre – aggiunge – tutte le altre disposizioni rimangono le stesse».

Il rapporto con i capi d’accusa che la polizia investigativa indiana Nia presenterà ai giudici nei prossimi giorni, e che sarà illustrato lunedì in Corte Suprema, non conterrà più l’accusa per i marò di «aver provocato la morte» di due pescatori, ma più semplicemente di aver usato «violenza». Lo scrive oggi la stampa indiana confermando che si elimina così la richiesta di pena di morte. Al riguardo The Times of India sostiene che il ministero dell’Interno ha mantenuto l’uso della Legge per la repressione della pirateria (Sua Act del 2002) revocando però l’indicazione precedentemente fornita di utilizzazione dell’art.3 comma ‘g-1′ del secondo capitolo sui reati, a favore del meno categorico art.3 comma ‘a’. Il 3 comma ‘g-1′ sosteneva perentoriamente che chiunque, commettendo un atto di violenza contro una nave indiana, «provoca la morte di una qualsiasi persona, sarà punito con la pena di morte».

Invece la disposizione dell’art. 3 comma ‘a-1′ (rpt ‘a-1′), a cui pare debba attenersi ora la Nia, sostiene che chi «commette un atto di violenza contro una persona a bordo di una piattaforma fissa o una nave che (…) mette in pericolo la navigazione sicura di essa sarà punito con la prigione per un periodo che può giungere fino a dieci anni ed è sottoponibile a multa». Da parte sua The Indian Express ricorda che comunque contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sarà anche utilizzata la sezione 302 del Codice penale indiano che implica una possibile condanna a morte. «Ma la possibilità per gli imputati di essere condannati alla pena capitale – conclude il giornale – è davvero bassa perchè la loro azione non rientra nei casi eccezionali in cui è richiesta».

La protesta dei pescatori indiani La Federazione indipendente dei lavoratori del pesce del Kerala ha realizzato oggi una manifestazione davanti alla sede del governo locale a Trivandrum contro la decisione del ministero dell’Interno indiano di lasciar cadere la richiesta di pena di morte nei confronti dei due marò italiani accusati di aver ucciso due pescatori. Lo riferisce la tv Cnn-Ibn.

Nel corso della rumorosa protesta i manifestanti hanno bruciato una foto del ministro dell’Interno Sushil Kumar Shinde e gridato slogan contro il premier Manmohan Singh e contro la presidente del partito del Congresso, Sonia Gandhi, che ha origini italiane. Il presidente della Federazione, T. Peter, ha dichiarato ai giornalisti locali che il governo «ha ingannato la comunità de pescatori», insistendo che la pena di morte dovrebbe essere sentenziata nei confronti dei due Fucilieri di Marina che hanno sparato contro «pescatori disarmati senza alcuna provocazione».

Fonte: http://leggo.it

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