INFLAZIONE O AUSTERITA Come scegliere tra sedia elettrica o ghigliottina

INFLAZIONE O AUSTERITA Come scegliere tra sedia elettrica o ghigliottina
Mentre la Commissione europea ammonisce Spagna, Francia, Italia, Portogallo e altri “alunni svogliati” di non aver applicato con maggiore determinazione le misure di austerità imposte, intanto Bankitalia afferma che i correntisti italiani stanno spostando grandi somme di denaro dalle banche domestiche verso il Nord Europa con un deflusso di 274 miliardi di euro solo nel mese di marzo, mentre in Spagna la banca commerciale Bankia, già parzialmente nazionalizzata con denaro dei cittadini, è pronta a concedere 14 milioni di dollari ad un ex dirigente.
Le crisi economiche sono un grosso affare per le banche ed una condanna per i cittadini.
Molti dei miei colleghi economisti, seguiti a ruota da quei guitti di politici e giornalisti, si dividono tra coloro che preferiscono l‘inflazione e coloro che, invece, propendono per accettare misure di austerity imposte dall’alto.
Entrambe le file ritengo siano etichettabili in due modi: o come ignoranti, intesi non in maniera offensiva ma proprio per definizione (nel senso che ignorano il reale funzionamento del sistema economico), oppure siano collusi all’oligarchia bancaria criminale quanto basti per difendere il “padrone”.

Perchè sia l’austerità che l’inflazione sono misure sbagliate, per non dire massacranti per la collettività?
L’austerità ha fallito miseramente, poichè Germania a parte, l’intera Eurolandia risulta impantanata nella recessione. Nel tentativo di ridurre drasticamente i deficit e portare il bilancio in pareggio, tutti i paesi sono caduti vittima del tranello imposto dal diktat della troika (Ue-BCE -FMI) : tagliare la spesa pubblica. Quando la spesa pubblica viene ridotta, crolla la domanda, le imprese sono costrette a licenziare più lavoratori, la disoccupazione aumenta, il gettito fiscale diminuisce, e il disavanzo resta ostinatamente alto.
Passiamo all’inflazione.
L’inflazione si genera quando viene stampato denaro senza la relativa produzione di beniservizi; si crea così una massa enorme di moneta nel mercato che conduce alla perdita del potere di acquisto della valuta e conseguenti disagi per la collettività che si ritrova col denaro in tasca che vale meno rispetto a prima.
Oggigiorno chi stampa moneta dal nulla? Le banche. Lo Stato può solo chiedere in prestito quel denaro, cedendo alle banche Titoli di Stato (Bot, Btp, Cct) più copiosi tassi di interesse da ripagare (l’Italia paga circa 80 miliardi di euro solo di interessi sul debito).
Del resto dall’inizio di questo anno la BCE ha regalato (al tasso del 1%) qualcosa come 1000 miliardi di euro alle banche d’europa, col risultato che la situazione economica non è cambiata e di quella montagna di soldi non vi è stata traccia nell’economia reale, ma solo nelle casseforti delle banche commerciali che ne hanno avuto accesso.
Sia l’inflazione che le misure di austerity sono ricette economiche deleterie che fanno solo gli interessi dell’oligarchia bancaria e non del popolo. L’unica soluzione si chiama SOVRANITA’ MONETARIA, ossia dare il potere allo Stato di emettere moneta, in tal modo non servirebbero misure di austerity, perchè non sarebbe necessario tagliare la spesa pubblica o esigere tasse dai cittadini, e non ci sarebbe nemmeno inflazione, perchè si stamperebbe moneta a fronte di una produzione reale di beni e servizi offerti alla collettività.

Ci fanno credere che quelle adottate siano le uniche soluzioni fattibili; in realtà sono soluzioni che privilegiano sempre le stesse caste di potere (banche e multinazionali) a tutto danno dei cittadini sui quali gravano i macigni del debito pubblico, delle tasse, della disoccupazione.
Comprendere il reale funzionamento del sistema resta azione fondamentale per poter adottare la soluzione migliore al problema. Attualmente, purtroppo, si continua volutamente ad evitare “Il Problema” (signoraggio bancario e annessa perdita di sovranità monetaria), proponendo soluzioni inefficaci per il benessere dei cittadini, ma che si rivelano ottimali per i ricavi delle banche.

Salvatore Tamburro

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