Il Muro di Berlino e il nostro futuro

Il Muro di Berlino e il nostro futuro
I palloncini bianchi sono stati fatti volare, il Muro di Berlino, ancora una volta, è stato abbattuto. Per poco più di 48 ore, lo scorso fine settimana, Berlino è tornata ad essere divisa, anche se solo simbolicamente, da un lungo muro di palloncini bianchi. Rivedere la capitale tedesca nuovamente divisa è stata un’emozione unica. Il percorso del Muro, a tratti illogico e tortuoso, per molti era ormai dimenticato. La Berlino di oggi è una città che si è messa alle spalle quell’esperienza e le tracce di muro sono ormai impercettibili. I turisti si illudono di poter percepire qualcosa della città divisa di un tempo ma in realtà molto poco (forse nulla) è rimasto. Il muro di palloncini illuminati è stato un buon modo per far ricordare alla città di Berlino e ai berlinesi la loro storia recente.

Si è trattato di un’operazione politicamente e culturalmente importante perché se ormai l’Ostalgie, diversamente da come spesso si legge sugli organi di informazione, è superata e ci sono solo pochi sparuti nostalgici della vita della DDR, diverso è il discorso della questione legata alle disparità e ai “muri sociali” in Germania. E il problema non riguarda solo i cosiddetti nuovi Länder (quelli corrispondenti alla ex DDR), ma l’intera Germania, a Ovest come ad Est. È un problema che non ha nulla a che fare con il successo o meno del processo di riunificazione tedesca o alla famosa convergenza promessa dall’ex cancelliere Helmut Kohl. Convergenza, infatti, non significava e non significa totale parità, perché questa non esisteva e non esiste neanche all’interno dei vecchi Länder (quelli corrispondenti all’ex Germania Ovest). Insomma, i Muri che dividono oggi la Germania non sono politici e non hanno nulla a che fare con la contrapposizione Est-Ovest.
Lo scorso fine settimana a Berlino, lungo il percorso del Muro illuminato dai palloncini, sulla Erna-Berger-Strasse, vicino al Checkpoint Charlie, c’era una scritta in gesso sull’asfalto, passata inosservata alle migliaia di tedeschi che camminavano felicemente lungo il Muro: «Nuovi muri ci sono nel paese: Hartz IV, povertà infantile, salari bassi, Frontex, Eurosur e povertà degli anziani». Non era un modo per protestare e per rovinare una festa che in realtà ha unito un intero paese e un intero popolo, ma un invito a stare attenti ai nuovi che si sono eretti in Germania. Muri meno visibili, a volte nascosti nelle zone più nascoste e ai margini della società.
Il Muro di Berlino e il nostro futuro
Per la generazione degli anni Settanta e Ottanta il Muro di Berlino era qualcosa dato per scontato, come destinato a durare in eterno, eppure un giorno, quasi per caso, inaspettatamente, qualcosa è cambiato nel ritmo della storia: la fine della cortina di ferro, la forza delle manifestazioni della rivoluzione pacifica e una conferenza stampa del portavoce del Partito di Unità Socialista (SED) della DDR hanno cambiato il mondo.
Il Muro di Berlino e il nostro futuro

Su uno dei pezzi superstiti del Muro di Berlino, nella famosa East Side Gallery, c’è una frase che riprende un detto africano: «Molte piccole persone che fanno molte piccole cose in molti piccoli posti possono cambiare il volto del mondo». È una frase che non dovremmo dimenticare perché così come tanti piccoli gesti contribuirono a costruire un mondo migliore dopo quel 9 novembre 1989, così, anche oggi, basterebbe poco per superare quei piccoli muri che sono cresciuti nella società e che le nuove generazioni danno per insuperabili. (Pubblicato su Succede Oggi)
twitter@uvillanilubelli

Potsdamer Platz: Germania, Europa

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