Davvero risparmiare è un male per l’economia ?

di Gregory Bresiger tradotto da Francesco Simoncelli I nostri nonni credevano nel valore della parsimonia, ma molti dei loro nipoti no. Questo perché i valori culturali ed economici sono cambiati drasticamente nel corso delle ultime generazioni poiché le élite politiche ed i media hanno convinto molti americani che il …

Davvero risparmiare è un male per l’economia ?

di Gregory Bresiger tradotto da Francesco Simoncelli

I nostri nonni credevano nel valore della parsimonia, ma molti dei loro nipoti no.
Questo perché i valori culturali ed economici sono cambiati drasticamente nel corso delle ultime generazioni poiché le élite politiche ed i media hanno convinto molti americani che il risparmio è passé. Così oggi, sotto l’influenza di economisti Keynesiani che difendono la spesa pubblica e gli alti livelli di consumo, il risparmio è stato svalutato.

“La crescita della ricchezza, lontano dall’essere dipendente dall’astinenza [risparmio] dei ricchi, come si suppone comunemente, è più probabile che ne venga ostacolata,” secondo John Maynard Keynes nella General Theory of Employment, Interest and Money.
“Più siamo virtuosi, più siamo parsimoniosi, più siamo ortodossi nella nostra finanza nazionale e personale, più scenderanno i redditi,” scrive. “Il risparmio,” scrisse Keynes in Treatise on Money, “è l’atto di un singolo consumatore e consiste nell’atto negativo di astenersi dallo spendere tutto il proprio reddito corrente.”

Ma il risparmio, con buona pace di Keynes, non è “negativo.” Si tratta di consumo differito. “I grandi paesi produttori sono i grandi paesi consumatori,” scrive Benjamin Anderson in Economics and the Public Welfare. Ancora più importante, gli alti tassi di risparmio porteranno ad una maggiore produttività, cosa che potrebbe andare a beneficio dei nostri figli e nipoti, come hanno spiegato gli economisti classici ed Austriaci.

“Noi siamo gli eredi fortunati dei nostri padri ed antenati il cui risparmio ha permesso l’accumulo di beni strumentali grazie ai quali stiamo lavorando oggi,” ha scritto Ludwig von Mises nell’Azione Umana. Il risparmio, in ultima analisi, è consumo, scrive Detlev S. Schlichter su Paper Money Collapse. “Mettendo da parte alcune risorse per soddisfare le esigenze di consumo, le investiamo.”
Tuttavia, le idee Keynesiane dominano l’amministrazione Obama ed i mass media. La maggior parte dei politici, tra cui i Repubblicani che spesso fingono di essere amici della parsimonia e dell’auto-miglioramento, sono taciti Keynesiani. Questo perché i politici, se hanno studiato Keynes o no, in genere amano l’idea del denaro a buon mercato. Traggono piacere nello spendere i soldi dei contribuenti. Credono che questo sia il modo in cui si vincono le elezioni.

Questo predominio Keynesiano ha portato a cambiamenti economici e culturali drammatici. E’ da oltre mezzo secolo che questi cambiamenti avvolgono l’America. Per esempio, gli Stati Uniti sono passati dall’essere una nazione con uno dei più alti tassi di risparmio nel corso degli anni ’20 ad avere uno dei tassi più bassi tra i principali paesi industrializzati di oggi.

Eppure la penalizzazione della parsimonia, la linfa vitale della creazione dei posti di lavoro e la miglioria degli strumenti che rendono i lavoratori attuali più efficienti, ha ferito la capacità della nazione di crescere ed impiegare milioni di giovani in cerca di lavoro. Questo perché il Keynesismo, secondo i suoi interpreti moderni, equivale ad una celebrazione del consumo. E’ una convinzione che la spesa pubblica in combinazione con bassi tassi di risparmio porti a boom permanenti.
E’ il ruolo dello stato, credono i seguaci di Keynes, quello di far continuare il boom attraverso la spesa. Così è il consumo, non l’offerta, quello che fa crescere un’economia… almeno secondo loro.
I media tradizionali ripropongono lo stesso messaggio: il consumatore, non il produttore, è la parte fondamentale dell’economia. I politici sono d’accordo.

Mentre l’economia ha iniziato a rallentare nel 2006, il presidente Bush ha esortato gli americani a “fare shopping.” Newsweek, in una storia di diversi anni fa, diceva che gli americani dovevano “Smettere di Risparmiare Ora.”

Questa filosofia anti-risparmio è qualcosa di più che solo cattiva macroeconomia. E’ quella dottrina che ha preso in consegna il pensiero economico, ormai dominato da economisti Keynesiani come Paul Krugman. Nel suo ultimo libro, End This Depression Now, spiega perché i tassi di crescita sono bassi. L’amministrazione Obama non è stata abbastanza Keynesiana. Lo stimolo di Obama, si lamenta, è stato su una “scala del tutto insufficiente.”

I Keynesiani di tutti i tipi hanno costantemente esortato gli americani, in particolare il governo, a spendere. L’effetto di questo cambiamento non ha riguardato solo i numeri. Ha cambiato anche il modo di vedere degli americani all’auto-miglioramento. Joe Sixpack, l’americano medio che una volta credeva che attraverso la parsimonia, il duro lavoro e la disciplina poteva risparmiare tanto da dare una vita migliore alla sua famiglia, è la vittima. Gli economisti Keynesiani ed i principali commentatori dei media spesso dipingono i risparmiatori come persone egoiste.
Anche la persona media con il suo libretto di risparmio, che vive in una casa popolare di Brooklyn (sto parlando dell’autista di autobus Ralph Kramden della serie TV The Honeymooners), deve pagare le imposte sul suo conto da 75 miseri dollari. Questa mentalità anti-risparmio ha stupito molti in quelle nazioni in cui i risparmi vengono considerati in modo positivo.

Negli anni ’70 venne chiesto ad un ex-Segretario al Commercio degli Stati Uniti, dal suo omologo giapponese, cosa ne pensasse del libro di Pete Peterson, Facing Up. “Potrebbe spiegare questa cosa dell’imporre tasse più alte su quello che voi chiamate reddito da capitale. Abbiamo sempre pensato che i redditi da risparmio fossero del tutto meritati. E’ un duro lavoro risparmiare, non crede?”
Decine di milioni di baby boomers hanno abbandonato questo duro lavoro. Hanno poco o nessun risparmio. Come faranno Keynes e le politiche sbagliate dei suoi rampolli a fornire loro un livello di vita decente?
Il tasso di risparmio personale americano è sceso di circa il 56% negli ultimi 50 anni (1963-2012), secondo il 2013 Economic Report of the President. Il tasso di risparmio personale è stato in media solo del 3.8% nel decennio tra il 2003 ed il 2012. Questo rappresenta un forte calo rispetto al periodo 1963-1972, quando era dell’8.7%.

Tuttavia, è peggio di così. Dalla fine dello scorso anno, il tasso di risparmio personale è diminuito un po’ di più, scendendo al 2.5% a marzo ed aprile, secondo il Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.
Anche la relazione economica del presidente Obama, la quale documenta come i tassi di risparmio siano bassi, ammette che la ripresa iniziata circa quattro anni fa è debole. La ripresa, secondo la relazione del presidente, segue quelle precedenti.
“Dal 1960 al 2007 l’economia degli Stati Uniti ha avuto sette recessioni, e il tasso annuo di crescita del PIL reale nel corso dei 12 trimestri successivi a queste recessioni è stato del 4.2%,” afferma la relazione presidenziale. “Al contrario, nei 12 trimestri successivi alla depressione del 2009, il tasso medio annuo di crescita del PIL reale è stato del 2.2%. Dopo tre anni di ripresa, la crescita cumulata del PIL reale è stata di 6.3 punti percentuali in meno rispetto al valore medio delle precedenti recessioni post-1960.”

Nel frattempo, i risparmiatori vedono penalizzata la loro parsimonia. Le politiche della FED fanno in modo che non ricevano quasi nulla in interessi.

Nella stessa relazione il presidente Obama, con una mossa che Keynes avrebbe probabilmente applaudito, si propone di mettere un tetto ai piani di pensionamento. A quanto pare, il presidente è d’accordo sul fatto che il risparmio sia “un atto negativo.”
Queste politiche anti-risparmio dovrebbero cambiare, dicono alcuni. Un apparato fiscale migliore, uno che promuova e non tassi a morte il risparmio, “necessiterà di più innovazione, creazione di posti di lavoro e salari più alti,” ha fatto notare Dave Camp prsidente della U.S. House of Representatives Ways and Means Committee quando l’ho intervistato per un articolo sul New York Post.

“Quando i lavoratori ricevono gli stipendi, tirano un sospiro di sollievo,” aggiunge Camp, “sono in grado di prendere decisioni che serviranno al meglio le esigenze finanziarie della loro famiglia — tra cui cumulare risparmi.”
Ma questo non significa necessariamente che Camp ed altri rifiuteranno Keynes. Un sacco di repubblicani — consciamente o inconsciamente — hanno dimostrato di essere seguaci filosofici di Keynes. E Camp, che lavora su una revisione dell’apparato fiscale, potrebbe prendere in considerazione una misura logica: perché non far cadere tutte le tasse sul risparmio e sull’investimento come modo per invertire decenni di politica economica distruttiva?
Questa potrebbe essere la decisione più importante per una generazione di giovani senza lavoro. Potrebbe anche essere cruciale per i loro genitori che si avvicinano ad una pensione con uno standard di vita in calo.

Nonostante i sentimenti Keynesiani di gran parte della nostra classe politica e dei media, dobbiamo tornare ad apprendere le lezioni importanti della parsimonia.

Per questo post si ringrazia:

Roberto Gorini … le regole del denaro

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

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