COMMENTO ALL'INTERVISTA A NICOLA RIZZI SUL M5S

COMMENTO ALL'INTERVISTA A NICOLA RIZZI SUL M5S

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L’analisi di Nicola Bizzi circa il M5S è oggettivamente, e nei suoi termini, piuttosto verosimile. Continuo a sperare che gli intendimenti enunciati dal M5S siano non solo sinceri, ma pure realizzabili, anche se – per le ragioni che esporrò sotto – essi sono irrealizzabili, e presumo che  anche i titolari del M5S sappiano che sono irrealizzabili. Quindi presumo anche che i loro veri intendimenti siano diversi da quelli enunciati. Cosa che è la regola, in politica, dove si tratta di raccogliere consenso come strumento per aggiungere un fine, e per raccoglierlo si propongono programmi diversi da quel fine, ma studiati per raccogliere il consenso. Per il resto, Beppe Grillo è un tipico leader carismatico, quindi non democraticamente contendibile,  né tollerante verso dissensi interni: egli del M5S è dominus e incarnazione, non rappresentante eletto. Forse è un dominus, un proprietario, interposto, un prestanome di proprietari effettivi, retrostanti, che, secondo la traccia ricostruita da Nicola, risale da Casaleggio fino al gruppo Rothschild. Ma, ripeto, niente so di tali possibili rapporti, e posso sperare che egli e ciò che fa sia tutto genuino, e che Grillo, anche se non potrà attuare la vision che propone, dia battaglia al sistema, offrendo perlomeno un bello spettacolo. Certo, se sono veridiche le fonti di Nicola, con la loro imponente mole di indizi, allora la speranza sfuma.

Passo ad esporre le ragioni per le quali il programma dichiarato dai capi del M5S è irrealizzabile.

Prima ragione: Eliminare la casta politica senza ricorrere alla violenza, senza una rivoluzione violenta, e senza sopprimere fisicamente i suoi uomini come si fece nella rivoluzione francese con la nobiltà parassitaria, sarebbe impossibile, perché la partitocrazia italiana è una rete trasversale, radicata in tutte le istituzioni, comprese polizia e forze armate e chiesa cattolica. Anche quando bruciati da scandali e processi, i politici si sono sempre riciclati (pensate ai piduisti), e la partitocrazia, dalla P2  e da Mani Pulite, è uscita più forte e vorace. Figuriamoci se si cercasse di estrometterli in blocco! Farebbero fronte comune e in breve risarebbero al potere, approfittando anche dell’inesperienza del M5S, e sostenuti dagli interessi del capitalismo finanziario europeo e dell’egemonismo germanico. Ma anche la soppressione fisica non sarebbe risolutiva, perché non si tratta di singoli individui, per quanto numerosi, bensì della mentalità politica e delle consuetudini politiche della popolazione, che concepisce e pratica il rapporto politico proprio così. La casta non è separata dal popolo, ma è sua espressione.

Seconda ragione: Instaurare un regime democratico non è possibile semplicemente perché non ne è mai esistito uno: tutte le società, senza eccezione, sono oligarchiche, i mezzi forti di potere sono nelle mani di pochi, e scarsa è la quantità di potere messa in gioco nelle elezioni popolari. La democrazia è un mito contrario alla realtà oggettiva, come pure lo sono il libero mercato e l’eguaglianza naturale degli uomini e la loro libertà decisionale, e la stessa differenza oggettiva tra potere di diritto, legittimo, e potere della forza. Questi miti, seppur smentiti da fatti comunemente noti e ancor meglio dalla ricerca scientifica, sono nondimeno molto popolari e come canonizzati dalle leggi. Servono a giustificare il potere politico e molte sue imposizioni, innanzitutto quelle più utili agli interessi oligarchici e più nocive per quelli collettivi, come  l’abolizione del divieto per le banche di credito e risparmio di usare i soldi dei depositanti per gli azzardi speculativi e le privatizzazioni di funzioni pubbliche, politiche e sovrane, quali la creazione di valuta legale a corso forzoso. Pertanto, Nicola Bizzi non mi sorprende né offende affatto quando spiega che il modello democratico non è il suo modello favorito né di riferimento. Nicola è semplicemente un coerente realista.

Terza ragione: Risanare l’Italia, eliminando parassitismo, corruzione, peculato, abusi, clientelismi, illegalità è impossibile, ma non solo perché vi sono troppi e troppo forti interessi legati all’attuale andazzo, bensì e soprattutto per il fattore entropico. Ossia: illegalità e inefficienza si radicano nell’altissima sfiducia sociale, cioè nell’aspettativa reciproca tra cittadini, imprese istituzioni, che ciascuno cerchi di fregare gli altri, e che anche le regole vengano emanate a tal fine  – l’aspettativa che sopravviva o emerga solo chi frega meglio, di più e prima. Quest’aspettativa è basata sull’esperienza, è realistica e razionale, quindi non è vincibile mediante un’opera di informazione, persuasione o moralizzazione. Ma il punto principale è che essa produce un continuo calo dell’applicazione delle regole dell’ordine, del funzionamento organico, dell’efficienza – un continuo aumento del disordine, cioè dell’entropia del sistema, in un circuito che si autoalimenta: più illegalità produce più aspettativa di illegalità, che produce di nuovo più illegalità… Ed è impossibile, per un sistema complesso, invertire questo processo, aumentare il proprio ordine interno. Questo risultato può invece essere ottenuto da un sistema esterno efficiente, che assuma il dominio del sistema inefficiente e da riordinare; ma ovviamente esso lo riordinerà nell’interesse proprio, per sfruttarlo. Ed è questo che, appunto, sta avvenendo sull’Italia da oltre 30 anni: qualcosa che io ritengo inevitabile, fatidico, come descritto nei miei recenti saggi Cimit€uro e Traditori al Governo?. E l’interpretazione oggettivamente più verosimile del M5S è che esso sia funzionale a delegittimare la classe politica nazionale per facilitarne la sostituzione con una predisposta dall’estero, forse attraverso un passaggio di caos e paura generali, che creino le condizioni politiche per un siffatto ricambio, cioè l’accettazione-invocazione popolare di esso, della rotazione delle sub-élites dominanti – dominanti sì, ma per conto di terzi, cioè di un potere straniero rispetto  al quale, dal 1945 se non dalle sue stesse origini, lo Stato italiano è a sovranità limitata. Un potere essenzialmente anglo-americano, che, dichiaratamente, mira all’instaurazione di un nuovo ordinamento globale, a guida finanziaria; ma che ultimamente e sempre più trova concorrenza nelle nuove potenze emergenti, le quali, diversamente dai paesi dell’Eurozona, hanno tutte evitato di cedere ai mercati finanziari e ai loro manipolatori la propria sovranità monetaria.

Non posso quindi che concordare con Nicola Bizzi sulla sua raccomandazione di un recupero della sovranità monetaria da parte, soprattutto, dei paesi euro-deboli. Spero solo che egli erri quando afferma che M5S abbia lo scopo di assorbire e inertizzare la protesta popolare che spinge o spingerebbe in tal senso. Spero  cioè che Grillo & soci vogliano e riescano a fare ciò che dicono di voler fare; e che, se in realtà sono lo strumento del suddetto piano di riformattazione e sfruttamento dell’Italia da parte di capitali stranieri, lo strumento sfugga loro di mano e prenda vie impreviste e opposte, come non di rado avviene quando si tenta di usare come strumenti le persone, e quando si vuole riformattare a propria convenienza sistemi complessi quali sono i sistemi-paese. 

Se il parlamento uscito dalle urne non produrrà un governo stabile e forte, lo spread tornerà a salire, mentre continuerà la già avanzata dissoluzione del tessuto produttivo e occupazionale, con due possibili esiti: a)il nuovo governo chiede il puntello del MES-BCE accettando un memorandum greco lacrime e sangue che darà il colpo finale all’economia italiana e scatenerà ribellione popolare; b)il nuovo governo uscirà dall’Euro per salvare l’economia nazionale, ma dovrà appoggiarsi ai partiti, quindi lasciarli mangiare a quattro palmenti sulla spesa pubblica. L’uno e l’altro esito spaccheranno il Paese.

Dato che, come i fatti ci hanno dimostrato, nell’Europa reale, non impera la solidarietà ma il contrasto dei rispettivi interessi e la legge del più forte, all’Italia converrebbe adottare una politica nazionalista, di tutela dei propri interessi nazionali. Ma non può farlo perché non è una nazione: è essa stessa un assemblaggio di popoli, mentalità e interessi confliggenti, che non può sviluppare una vision politica, quindi un’azione politica, unica e unificante.

Oggi è ancora possibile a un leader politico proporre visions di forte successo popolare: lo hanno fatto sia Obama che Berlusconi che Sarkozy. Però queste visions sono irrealistiche perché sono sovrastate e travolte da processi e interessi finanziari globali più potenti di qualsiasi forza politica: fanno i conti senza l’oste. Presuppongono che lo Stato sia sovrano, mentre il potere è sopra di esso. Quindi le visions restano al palo, mentre si avverano scenari ben diversi, tormentosi, insicuri, bui.  Se mi trovassi io a proporre una vision, ne proporrei una minimalista, appoggiata a un programma molto pragmatico: una vision mirante a mantenere un decente livello di civiltà, cultura, diritti, produzione, sicurezza, in attesa che il dominio del capitalismo finanziario e le sue logiche si estinguano, nel senso “preluminato” nell’ultimo capitolo di Cimit€uro, e si schiudano nuovi orizzonti di possibilità.

24.02.13 Marco Della Luna

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Argomenti trattati: 692 | Lotta al signoraggio bancario: lo strapotere di banca e finanza nella vita reale.
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