COORDINAMENTO "INIZIATIVE" dello SDI

COORDINAMENTO "INIZIATIVE" dello SDI

Marra.it

Ai compagni socialisti, ed al compagno Boselli, in occasione del Congresso dello SDI di Fiuggi del 2, 3 e 4 aprile 2004, circa la necessità che l’Italia sia guidata da una grande aggregazione laica e libertaria, ovvero circa il nostro dovere, dato il momento favorevole dovuto al declino di Forza Italia e del comunismo, di impegnarci a fondo affinché lo SDI, quale erede della laicità e libertarietà del PSI e del PSDI, divenga il primo partito del paese.

Spero non spiaccia, cari compagni, se aggiungo qualche parola alle tesi svolte dagli illustri relatori del documento politico per il congresso.

E’ un’anomalia italiana la mancanza da noi di un grande partito laico e libertario, sicché non stupisca se dico che ci sono le condizioni perché lo SDI divenga il primo partito del paese.

Presto ci si augura saranno infatti liberi i socialisti che in questi anni sono stati in Forza Italia, ed inoltre, col graduale superamento del comunismo, milioni di compagni si volgeranno sempre più al socialismo, e non possiamo lasciar passare invano un momento politico così favorevole.

Anche perché qui non è in gioco solo la necessità di far sì che il primo partito italiano sia laico e libertario, ma occorre usare il laicismo ed il libertarismo come motore di una forza politica planetaria rivolta a realizzare una grande riconversione economica, dato che il futuro del mondo è stato reso incerto dalla spaventosa emergenza, innanzitutto climatica, e poi socio politica e culturale, prodotta dalla subordinazione dell’uomo all’economia anziché dell’economia all’uomo, ovvero dal consumismo.

Previsioni le mie (è implicito, ma sento l’esigenza di dirlo) che mi sento di sottoscrivere solo se le tesi sulle quali a torto o ragione le baso saranno sostenute e divulgate, perché altrimenti si potrà giungerà a risultati, migliori o peggiori, ma coerenti alle scelte diverse che si faranno.

E voglio anche francamente aggiungere che, a mio avviso, se, alle europee, che sono un’occasione importantissima per il lancio del partito, dovesse prevalere la linea minimalista di dividersi il potere ed i voti che già abbiamo attraverso una manciata di accordi a “cascata” (a partire, in ipotesi, da un ministero nel prossimo governo), anziché la strategia di impegnarsi a fondo per la crescita dell’elettorato, che oltretutto di ministeri ce ne garantirebbe quanti ne vorremmo, temo si rischierebbe, spero non l’assottigliamento dello SDI, ma quantomeno la continuazione di un non so quanto utile galleggiamento nelle attuali dimensioni.

Perché essere laici e libertari è così importante, e perché lo SDI lo è più degli altri partiti?

Cercherò di chiarirlo. Prima però devo precisare che il mio discorso è rivolto anche a rafforzare il centro sinistra ai fini della lista unica, o alle europee, o comunque alle provinciali ed alle politiche, dove il maggioritario la imporrà.

Un’unità che ci aiuterà ad incrementare la laicità e la libertarietà anche negli altri partiti, e che, nonostante si miri ad attrarre i voti socialisti in libertà, non è escluso causi, se si farà garrire alta nel vento la bandiera del laicismo e del libertarismo, qualche sporadico spostamento di voti dal DS allo SDI.

Un timore che però non può costituire un motivo perché lo SDI non faccia ciò che crede utile alla società.

Quanto invece al centro, essendo un convinto assertore della laicità, è inevitabile che tenda a cercare di convertirvi i religiosi.

Ciononostante sono pronto a lavorare gomito a gomito con i cattolici o i credenti di qualunque fede; come possono del resto confermare che ho serenamente ed affettuosamente sempre fatto, negli anni in cui ero deputato, anche gli amici Castagnetti, Bianco ed altri popolari.

Come ad esempio quando, insieme al caro Giovanni Burtone, peraltro acceso sostenitore delle mie tesi e dei miei libri, ed all’epoca relatore della direttiva in tema di droghe leggere, concorsi, con vari scritti, a formare il diniego del Parlamento sulla legalizzazione, nonostante a sostenerla fossero il compagno Pannella ed i socialisti; forze, cioè, con le quali concordavo in genere certo più che con il centro.

Ma, premesse queste cose per dirmi non manicheo (i manichei si credevano portatori del bene nell’ambito di una netta divisione tra bene e male), torniamo a noi.

Vedete, se si vuotasse il sacco delle concezioni dei partiti, gli oggetti di maggior valore che ne sortirebbero sarebbero proprio la laicità e la libertarietà, mentre punterei meno sul riformismo, perché riformismo significa: “metodo politico non rivoluzionario né conservatore rivolto a produrre il mutamento attraverso riforme graduali”.

Un metodo, cioè, storicamente risalente al socialismo, ma poi fatto proprio, da decenni, da tutti i partiti dell’arco costituzionale, che difficilmente ce ne riconoscerebbero mai l’esclusiva, e di cui soprattutto va definito il merito, perché c’è un riformismo di destra, uno di sinistra, uno di centro, uno radicale ecc.

Al punto che si può persino essere riformisti e nello stesso tempo cattivi, come il consumismo che, ben lungi dall’essere rivoluzionario o conservatore, è addirittura suadente ed ultramoderno nelle continue riforme che attua attraverso le maggioranze parlamentari, giacché purtroppo è la cultura dominante.

In cosa consistono la laicità e la libertarietà?

Ebbene, della laicità si posson dire tante cose, ma non sfuggire al fatto che è il contrario della religiosità. Religiosità che, applicata alla politica, dà luogo alla confessionalità.

Per cui, se Dio c’è, è fondata la religiosità e la confessionalità che ne deriva; se non c’è, è fondata la laicità.

Ora, la laicità produce una morale intesa come insieme di valori funzionali alle necessità sociali.

La religiosità e la confessionalità producono invece una morale intesa come insieme di valori funzionali innanzitutto a conquistare il paradiso.

Due tipi di morale destinati quindi a produrre due diversi tipi di società.

Diversità che va risolta utilizzando l’affermazione di cui al documento del congresso secondo la quale “di fronte alle differenze bisogna cercare le convergenze”.

Soluzione che sarebbe bello se potesse essere, sempre come dal documento del Congresso: “nella riscoperta di una visione laica della società accettata da tutti i cittadini, credenti e non credenti”.

Una visione che, mi spiace per questa precisazione, non si può “riscoprire” perché non c’è mai stata, giacché dire che credenti e non credenti possano avere in comune una visione laica del mondo è solo una vecchia contraddizione in termini usata fin qui per rabberciare una qualità di mediazione che, se ha sempre funzionato poco, ormai non funziona quasi più.

Penso invece che, salvo la soluzione ideale, ma allo stato astratta, di abbracciar tutti un unico credo, bisogni quantomeno giungere ad un livello di mediazione più evoluto dell’attuale, perché la ragione di fondo del dissidio in atto nel mondo è proprio nell’inadeguato livello di mediazione fra le diverse concezioni di società e di politica che l’essere credenti o non credenti produce.

Un miglior livello di mediazione per giungere al quale occorre partire dalla precisa definizione dei termini laicità, libertarietà, ateismo, religiosità, confessionalismo, dogmatismo e massimalismo.

Un significato, quello che attribuisco a quelli fra questi termini che qui esamino, basato sulle valenze che hanno assunto oggi di fatto anche a causa dell’abuso che ve n’è stato, perché vige, fra l’altro, la tendenza ad appropriarsi indebitamente delle parole.

Ogni italiano ateo, in sostanza, è tuttavia cattolico di cultura, e non può che avere il massimo rispetto e la massima considerazione verso il cattolicesimo e la religiosità in generale, perché tutto ciò che siamo è frutto della visione religiosa del mondo che fin qui tutte le civiltà hanno coltivato.

Religiosità che esiste anche nello SDI, sicché non è preclusa la convivenza con la laicità finanche nello stesso partito, benché se ne deduca a maggior ragione la necessità di chiarire questa tematica.

Quanto all’altro valore, il libertarismo, preliminarmente va detto che è tutt’altra cosa del liberismo o del liberalismo, che hanno il loro cardine nella competitività, e sono rivolti, in sintesi, a garantire una certa visione della libertà di intraprendere cose economiche.

Il libertarismo, invece, attiene, in senso lato alla libertà umana, ed in senso stretto alla libertà intellettuale, e discende dal laicismo, perché al contrario l’essenza dell’essere religiosi consiste nella scelta di un sacrificio personale di alto valore morale a dei superiori vincoli comportamentali la cui indiscutibilità è il nucleo e la ragione della fierezza e della grande dignità delle religioni.

Cose, non sorprenda, applicabili anche al comunismo, che, benché ateo per definizione, ha la sua scaturigine in un enorme, messianico slancio popolare.

Slancio che produsse una trasposizione nella politica del metodo religioso che permea la tradizione popolare.

Trasposizione che si concretò in una tendenza ad affermare ciò che è laico in maniera dogmatica.

Un affermare cose laiche in maniera dogmatica che è appunto la definizione di massimalismo.

Massimalismo di cui sarebbe ingiusto gravar troppo i diessini, perché la crisi del PCI, ed i cambiamenti che hanno poi spinto quell’aggregazione umana così densa di valori e di tradizioni ad evolversi diventando DS sono avvenuti proprio in seguito al formale ripudio del massimalismo ed alla formale proclamazione di voler essere socialisti.

Un formale ripudio che potrebbe anche non essere ancora divenuto del tutto sostanziale, ma va apprezzato per quanto raggiunto, e non censurato per quanto da conquistare.

Un massimalismo da cui – questo però è il punto – è alieno il socialismo, perché il socialismo non è, come il comunismo, di matrice dogmatico/popolare, ma di matrice intellettualistico/razionale.

Uno sforzo, quello del PCI di superare il suo massimalismo, che mi commuove, sia perché è lo stesso che nel 1985 ho fatto anch’io, che ero stato fino a quel momento comunista per tutta la vita, e sia perché ritengo che la crisi del PCI e la sua trasformazione in PDS e poi DS abbia avuto un’accelerazione decisiva con la mia “Lettera di dimissioni di un avvocato della CGIL dal sindacato e dal PCI”, che pubblicai nel maggio di quell’anno.

Un breve documento ancor oggi tabù, del quale parleremo, prima o poi, quando si infrangerà il silenzio che grava su me e le mie opere.

E nessuno tema si possano così crear guasti, perché i sodalizi crescono sull’afflato e si consumano nell’ambiguità, sicché tutto va chiarito il più possibile.

Un capirci, mi rendo conto, che sto proponendo avvenga su posizioni socialiste, ma solo perché non penso ciò cozzi con le posizioni del DS, che appunto socialista dichiara di essere.

Senza contare che il laicismo ed il libertarismo sono solo un metodo, ma, quanto ai contenuti, il discorso non è per il momento neanche iniziato, sicché tutti poi, una volta che il nuovo metodo ne avrà creata la possibilità, potranno sbizzarrirsi nel lavorare ai progetti.

Non basta insomma vincere le elezioni, perché il mondo è incorso in una grave congiuntura che, contrariamente a quello che dicono i così detti maghi della finanza, è solo agli inizi, giacché la contrazione della domanda è dovuta alla consapevolezza collettiva che alla base dell’involuzione climatica c’è il consumo eccessivo di beni inutili.

Contrazione che dunque è un sintomo di cambiamenti più significativi di quelli che appaiono.

Nonostante cioè il consumismo possa continuare a vivacchiare andando nei mercati non saturi o vergini, e nonostante l’evoluzione tecnologica crei un continuo vantaggio che rende singolare il fatto che pur tuttavia si sia in crisi, niente però risolve l’emergenza climatica, l’emergenza del contrasto sempre più acuto fra occidente e non occidente, o il problema del sempre più grave malessere sociale generato negli anni dalla prevaricazione consumistica.

Malessere incredibilmente necessario al sistema, perché il vero motore della società dei consumi è l’insoddisfazione alimentata dai beni inutili (spero non sia con essi che si vuole risanare l’economia), perché solo i beni inutili possono garantire quell’insoddisfazione che, in un circuito chiuso, alimenterà altri consumi inutili ed altra insoddisfazione all’infinito.

Né mi si creda su astratte posizioni francescane, o comunque anti imprenditoriali o anti industriali, perché, al contrario, nel 1986, ho definito l’industrializzazione come il massimo evento positivo mai verificatosi nella storia dell’universo conosciuto.

Solo che l’economia consumistica è errata, e va sostituita con un’economia umanistica (che tenga conto delle esigenze dell’uomo).

Economia umanistica che, inoltre, è l’unico strumento per uscire dalla crisi, perché, a partire da un sistema energetico ad idrogeno, le cose che sarebbe utile costruire hanno un mercato illimitato e da tutti sostenuto, piuttosto che ormai da tutti contrastato, come quelle dannose in quanto inutili.

Un esempio pratico qualsiasi di ciò che secondo me dovremmo fare? Eccone uno: Chi ha mai sentito dire che giungere alla Costituzione europea nelle attuali condizioni significherebbe cristallizzare in rigide norme costituzionali una situazione in cui gli eurodeputati non contano perché sostanzialmente non hanno il potere né di proporre né di approvare le leggi, ed un Parlamento senza potere legislativo è come un guerriero sì, ma morto? Un potere legislativo che è della Commissione e del Consiglio, che sono poi notoriamente schiacciati dalle lobby, governative e non; sicché, per effetto del subdolo meccanismo legislativo esistente, fermo restando che dobbiamo comunque moltissimo alla normativa europea, accade però a volte che il Parlamento europeo funga, purtroppo, da porticina sul retro attraverso la quale le lobby entrano nelle case di 400 milioni di europei evitando il fastidio di passare per i veri e propri Parlamenti dei loro 15 paesi, buoni o cattivi che siano.

Ricordate ad esempio quella norma europea secondo la quale ora la cioccolata si può fare anche con non so cosa? Ebbene, chi potrebbe credere che sarebbe mai stata approvata dal Parlamento italiano, o da qualsiasi altro vero Parlamento? Vi chiedete se per caso sono un po’ euro-scettico? No, sono entusiasta dell’Europa al punto da sostenere da anni che ormai, in virtù dell’amplissima normativa sopranazionale, siamo giunti alla meravigliosa conquista di un vero e proprio Stato europeo: un vero Stato che pertanto deve avere un vero Parlamento.

L’europeismo, cioè, è dire coraggiosamente quel che occorre per produrre le riforme, e non tacerlo per essere allineati alle tendenze imposte, non solo all’UE, ma a tutte le massime istituzioni del mondo, dai poteri fortissimi, ovvero dai poteri economici planetari.

Quelli, per intenderci, contro i quali lottano confusamente anche i no global.

No global nei confronti dei quali dobbiamo impegnarci a fondo per chiarire loro che il modo per cambiare è la popolarizzazione di un livello delle analisi e delle tesi giuridiche così evoluto da generare linee politiche capaci di battere certi poteri nelle sedi adeguate e mediante gli strumenti istituzionalmente previsti; mentre è provato da decenni l’incerto effetto della mera contestazione, che parla linguaggi né chiari né adeguati a scontri così complessi.

Quanto poi alle elezioni, non sfugga che il massimalismo è detestato da quei milioni di socialisti che non hanno patria o giacciono in patrie provvisorie, per cui, se non alzassimo ben visibile la bandiera della laicità e del libertarismo, essi continuerebbero, nel dubbio, a preferire il liberismo che offre Forza Italia ed il PSI di De Michelis; non a caso sostenuto con tanta larghezza da Berlusconi.

Né bisogna sottovalutare Berlusconi.

Egli, infatti, come dissi al convegno del 10.10.03, si è molto avvalso dei media per creare Forza Italia, ma, poca o molta che sia la sua attuale forza, non deriva solo dalla televisione, perché, se non avesse nulla da proporre, questo nulla, proprio a causa delle sue televisioni, finirebbe per rimbombare troppo nelle orecchie degli italiani.

La poca o molta forza residua di Berlusconi deriva invece dal fare una politica di parte, e dal farla rispetto alla parte più forte del paese: i titolari di partita IVA.

Una posizione che sarebbe errato contrastare facendo la politica della parte opposta, anche perché nelle politiche di parte è più bravo lui, ma che contrasteremo con molta efficacia, conquistando il consenso di tutte le parti, se faremo semplicemente la politica, essendo uno dei fondamentali limiti di Berlusconi appunto quello di non avere e non avere mai avuto la benché minima intenzione politica.

Quanto al COORDINAMENTO “INIZIATIVE” dello SDI, vi ho scritto da questa carta intestata poiché credo che, istituito su ampie basi il metodo laico e libertario, il COORDINAMENTO possa essere uno strumento per realizzare i progetti nel merito.

Augurandomi di aver dato un contributo utile al confronto politico, resto a disposizione del partito, ed invio a tutti fraterni saluti.

Alfonso Luigi Marra

Se vuoi approfondire questo argomento segui il link: COORDINAMENTO "INIZIATIVE" dello SDI

Argomenti trattati: 832 | Lotta al signoraggio bancario: lo strapotere di banca e finanza nella vita reale.
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