Circa il come fermare la precipitosa alterazione del clima e la grande crisi economica che essa ha già innescato con l’aggravante dell’acutizzazione dell’entropia.

Circa il come fermare la precipitosa alterazione del clima e la grande crisi economica che essa ha già innescato con l’aggravante dell’acutizzazione dell’entropia.

Marra.it

Vi è, io credo, una speranza.

Qual fumatore, dismesso l’antico vizio, in attesa del decorso purificatorio dei mesi e degli anni, goda però già dal nuovo giorno di un risveglio esente da stertorosa tosse, così il clima godrà dei primi, benefici effetti già un momento dopo il cessare del suo diuturno inquinamento.

La speranza è che bastino a differire l’onda distruttrice degli eventi di cielo, di terra e di mare per un tempo sufficiente a cercare di porre rimedio. Sempre si agisca subito, perché, pur subito, forse è già tardi.

Temi che gli “scienziati” tendono ad eludere o mistificare, non perché siano venduti all’imprenditoria consumistica, ma perché le sono figli, avendoli essa generati, allevati, e nutrendoli ora.

Niente e nessuno potrà fermare l’inquinamento, la follia del regime, degli americani, delle lobby? No, temo le cose stiano diversamente! Il cammino del regime sarà invece sbarrato dalla furia della natura in non più di alcuni anni, forse solo due o tre, forse cinque, comunque non più di sei o sette, massimo dieci, sicché scrivo solo nel tentativo di contribuire ad anticipare questo comunque prossimo, inevitabile arresto.

Ricordo a Pozzuoli, nel 1983. C’era il bradisismo. Da mesi e mesi, talora fino a 500 volte in un giorno, la terra vibrava, vibrava e vibrava.

Era irragionevole non evacuare almeno il centro storico, praticamente marcio, ma a me che insistevo, tutti, stringendosi alla città come patèlle, rispondevano: “Evacuare?, Una città di 75.000 abitanti?, ..E come si fa?, Dove si va?, ..E i negozi?, E le attività?, E le scuole?“. E così via con mille e mille argomenti ..finché venne il 7 ottobre 1983, quando, in seguito ad una scossa un po’ più forte, l’ “impossibile” avvenne nel tempo di correre agli usci e precipitarsi per le scale: Pozzuoli fu evacuata, tutto fu interrotto, compresi i termini processuali e quelli per il pagamento delle cambiali, e la gente trovò sistemazioni di fortuna, finché non venne costruita Monteruscello, dove la maggior parte dei puteolani abita ancora.

Sono catastrofico? Per niente! Sono al contrario ottimista, e credo fermamente che l’uomo per salvarsi saprà percorrere i cammini della sua mente per giungere lì dove custodisce le sue inenarrabili consapevolezze, raccogliere la sua straordinaria forza, strapparsi dalla carne i vizi ed i limiti del consumismo, riformare il sistema sociale e produttivo, e dare inizio, con l’inizio del terzo millennio, all’era dell’intelligenza, che io definisco come la capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri, superando così l’era della furberia, che, consistendo nella capacità di svilupparsi prevaricando gli altri, non avrebbe potuto, appunto, che prima o poi sconfiggere la sua civiltà.

Non è invece ottimismo, ma stoltezza, il voler credere ai ritmi secolari del peggioramento del clima assicurati dal regime, dacché stiamo assistendo alla sua involuzione di anno in anno: un’involuzione che in estate è solo più visibile, ma continua in tutti i mesi dell’anno.

E la nostra intera civiltà non resisterebbe ad un semplice raddoppio della velocità dei venti! L’arresto immediato del regime consumistico è pertanto un’inderogabile priorità, tanto più, lo ripeto, che avverrebbe comunque fra breve, perché sarebbe purtroppo illogico ritenere che ciò a cui abbiamo già assistito non si ripeta più, o che fosse il peggio che potesse capitare.

Eventi che invero si verificano da anni (“ci sta cadendo il cielo sul capo“… dissi una volta, amareggiato, nel 1986, ai sette milioni di scettici spettatori del Costanzo Show di quella sera), ma la società, nel suo accanimento consumistico, stenta a vedere, perché l’assuefazione a cose come il “buco nell’ozonosfera” o l’aumento della temperatura del pianeta è il frutto di una forma di ottundimento sociale realizzato dal regime per i fini commerciali.

Come fermare il regime? Quali sarebbero le conseguenze?

Beh! Innanzitutto, da qui agli antipodi, senza distinzioni di credo, l’intero apparato politico ha oggi potere solo nella misura in cui è funzionale al regime, essendosi la politica sviluppata assecondando il consenso nella direzione di un continuo accrescimento del consumismo (inteso come tendenza rivolta a realizzare la subordinazione dell’uomo alle logiche produttive anziché delle logiche produttive all’uomo).

Se ci si vuol fermare prima che ci fermino i fatti, occorre quindi una diversa classe politica.

Una nuova classe politica nella quale non è utopico sperare giacché, se i politici nelle mani dei quali è oggi il mondo sono delle legioni di piccoli opportunisti, è perché così li vuole la società, che continua a sceglierli quali garanti dell’immobilismo culturale indispensabile per il consumismo, dal momento che, nonostante tutto questo gran protestare, l’uomo del 2002 è ancora alla fase della “rivoluzione per non cambiare” .

Solo che quando, fra poco, l’umanità si sarà arresa al fatto che il consumismo non può essere ottimizzato, ma solo rovesciato, molte cose cesseranno di essere neglette, fra cui quella genialità indispensabile per dirimere le complesse problematiche della modernità, e dai comitati di quartiere alle massime potenze le collettività sapranno come fare per selezionare classi politiche eccezionali.

Nulla può invece fare la classe politica attuale, che emblematicamente identifica “l’uomo più potente del mondo” in Bush: un promotore commerciale delle multinazionali, in particolare dei produttori di armi, un risibile personaggio sempre impostato, fresco di trucco e di parrucchiere, che non capisce niente di quello che gli fanno dire, fa le guerre perché ogni bomba esplosa ed ogni aereo militare costruito in più significano denaro per i suoi padroni delle armi, e rifiuta finanche gli invero ben poco restrittivi accordi internazionali sull’ambiente perché questi sono gli ordini dei folli delle lobby che lo hanno creato basandosi sulla sua insipienza.

Folli perché nemmeno loro, questi delinquenti psicopatici, hanno un pianeta dove rifugiarsi quando avranno compromesso l’abitabilità della terra, sicché la loro sicumera non è che una forma grave di quella stessa psicosi cronica che il consumismo siccome il confronto è rivoluzionario ha reso di massa utilizzando la cultura della sfiducia e della psicosi che appunto ne deriva.

Quanto alle conseguenze dell’immediato arresto del regime, ed alla sua veloce riconversione in un sistema umanistico (subordinazione delle logiche produttive all’uomo), esse sarebbero solo positive, salvo un’inevitabile crisi intermedia.

Non meno dell’80% di ciò che si produce, e che poi è la causa dell’inquinamento, è infatti inutile, per cui è ovvio che cessarne la produzione può solo arrecare benefici, anche dal punto di vista del benessere psichico della società, giacché il motore del consumismo è l’insoddisfazione.

Un’insoddisfazione che serve a caricare ciascuno del desiderio di quelle cose che poi, in quanto inutili, in un circolo chiuso all’infinito, causano esse stesse altra insoddisfazione necessaria a causare nuovi desideri e nuovi consumi inutili all’infinito.

Avremmo un’enorme disoccupazione? Non importa, perché il dedicare gli sforzi solo a ciò che occorre causerebbe immensi risparmi di risorse da ridistribuire secondo criteri assistenziali nella fase iniziale, ed attraverso le nuove occupazioni man mano che il nuovo sistema produttivo le richiederebbe.

Scomparirebbero naturalmente intere fasce di prodotti, crollerebbe l’economia e la finanza planetaria, la pubblicità condizionante si semplificherebbe in pubblicità informativa, milioni di uomini perderebbero immense ricchezze! Ma che importanza ha quando la contropartita è la sola possibilità della continuazione della vita umana sul pianeta? Né c’è dubbio che, dopo la prima, non facile fase, tutto andrà meglio, e miliardi di uomini, recuperato un più compiuto e corretto senso del loro essere, inizieranno a capire il perché del loro malessere di oggi.

Quanto alla facilità di cessare le produzioni inutili, si pensi alle automobili: in attesa di migliori soluzioni (motori ad idrogeno?), fin qui eluse con ogni mezzo, alcune centinaia di migliaia di pullman fra grandi, medi e piccoli possono sostituire, una volta bene organizzati, tutte le automobili d’Italia! Né parlo da comunista o francescano! Credo anzi che l’industrializzazione sia il massimo evento positivo mai verificatosi nella storia dell’universo conosciuto, ed il giorno in cui, ai fini del disinquinamento, dovrò smettere di usare le belle auto che uso abitualmente, mi spiacerà.

Mentre ritengo inutile rinunciarvi spontaneamente, come considero inutili tutti gli spontaneismi, anche se diffusi, perché escludo si possa conseguire alcun risultato se non mediante strategie collettive disciplinate dalle leggi.

Fermo restando, lo ripeto, che l’arresto del regime avverrà in ogni caso, automaticamente.

Le anomalie climatiche degli ultimi mesi avranno anzi già da subito pesanti conseguenze sull’economia, e non solo in relazione ai consumi basati sulla fruizione della “natura” (barche, immobili da vacanze, turismo ecc., per non parlare dell’agricoltura e delle attività connesse), verso i quali si è già delineata una tendenza a rinviare in attesa degli eventi che, da sola, basterà in breve a mandare in crisi interi settori.

Una crisi che si aggraverà, perché è sconsideratezza pericolosa l’insistere nell’illudersi che tutto ciò sia solo un incubo che svanirà quando ci sveglieremo dai sogni in cui ci ha precipitato la televisione.

La mente collettiva poi, per quanto confusa e corrotta, sa che l’involuzione climatica è legata alle produzioni inutili, e questa consapevolezza è destinata a provocare una contrazione della domanda in generale, perché il consumismo è come una folle festa planetaria gli eccessi dei cui invasati benché insoddisfatti partecipanti sono per forza di cose destinati a stemperarsi dinanzi alla gragnuola di eventi luttuosi che via via generano.

Una crisi peraltro in atto da anni, e che, come da anni vado ripetendo, dipende dal fatto che, data l’inutilità della più gran parte di ciò che si produce, la collettività è sempre più riottosa a sacrificare la vita allo sforzo di comprarlo.

Un atteggiamento mentale, una cultura, non ancora generalizzati, ma che negli ultimi quattro anni hanno già prodotto una flessione della borsa internazionale di circa il 40%.

Né anche questo ripeto da anni siamo alla fine dell’industrializzazione, ma alla necessità di una sua profonda riconversione e rilancio, sicché ciò a cui si resiste è solo il sia pur grande sforzo che questa riconversione richiederà.

Tant’è che l’imprenditoria planetaria, sapendo che l’attuale economia le sta morendo in mano, sta già cercando di riconvertirsi, salvo che deve farlo ad una ben maggiore velocità e ben più radicalmente.

Le sta morendo in mano anche perché sono esplose alcune contraddizioni di fondo del consumismo che stanno causando quella lievitazione dei prezzi che in Italia si tende ad attribuire ad una speculazione sull’euro, ma dipende da altre cose.

Il consumismo è cioè fondato, fra l’altro, sul rivendicazionismo e sul disimpegno. Il primo funzionale a spingere ciascuno, ed anche il sistema produttivo, al limite delle sue possibilità. Il secondo funzionale al consumismo da varie angolazioni, che non c’è qui lo spazio di analizzare.

Un rivendicazionismo ed un disimpegno che hanno reso ingestibile il fattore umano nei processi produttivi.

Il lavoro umano, cioè, non produce più “plusvalore”, come diceva il buon Marx, perché ciascuno ha imparato a competere per prendersi lui stesso tutti i frutti del suo poco o molto lavoro, sottraendo dunque ogni plusvalore a chiunque altro.

Fattore umano che, caricando dei suoi sempre più gravi costi e modesti risultati ogni passaggio di ogni produzione, rende sempre più arduo il conseguimento degli utili imprenditoriali.

Situazione poi aggravata dalla degenerazione di ogni naturale tendenza entropica.

Ogni entità ha infatti, fra le tante altre, anche una naturale tendenza, che si definisce entropia, a distruggere essa stessa ogni processo ed ogni organismo di cui fa parte. Una tendenza funzionale ad esempio al continuo rinnovamento di tutto ciò che via via è superato.

Orbene, le contraddizioni del consumismo hanno prodotto fra l’altro una serie di inedite forme di odi sociali, i quali a loro volta hanno prodotto un’estremizzazione delle volontà distruttive già naturalmente insite nei processi entropici.

Fattori che, passando dalla filosofia alle imprese, hanno introdotto nel contratto di lavoro e nel mercato una qualità e quantità di odi insostenibili dal punto di vista dei costi.

Una degenerazione avvenuta naturalmente anche in ogni altro campo: dai rapporti di coppia al rapporto fra l’occidente e gli oltre cinque miliardi di “non occidentali”.

D’altra parte il presupposto che le regole si possano aggirare e la gente sia stupida, sul quale si fonda il consumismo, è errato. Era pertanto fatale che, purtroppo, ne derivasse alla fine la rottura di ogni tipo di equilibri naturali e sociali.

Alfonso Luigi Marra

Se vuoi approfondire questo argomento segui il link: Circa il come fermare la precipitosa alterazione del clima e la grande crisi economica che essa ha già innescato con l’aggravante dell’acutizzazione dell’entropia.

Argomenti trattati: 832 | Lotta al signoraggio bancario: lo strapotere di banca e finanza nella vita reale.
Altre informazioni inerenti Circa il come fermare la precipitosa alterazione del clima e la grande crisi economica che essa ha già innescato con l’aggravante dell’acutizzazione dell’entropia.:

http://marra.it/index.php?option=com_k2&format=feed&view=itemlist
Marra.it
Marra.it, gestito da PAS-FermiamoLeBanche assiste i cittadini nelle cause contro le banche per sconfiggere il crimine del signoraggio primario e secondario.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi