Art Basel 2015: che cosa ricordare di questa edizione

Si è appena conclusa a Basilea un’altra edizione di successo di Art Basel, la fiera dell’arte moderna e contemporanea più importante del calendario, che quest’anno ha accolto ben 284 gallerie provenienti da 33 paesi, più di 80 gruppi e rappresentati di musei, e 98.000 visitatori attratti dalle opere di 4.000 artisti (18-21 giugno).

Art Basel raccoglie sempre il meglio della produzione artistica mondiale, tra pittura, scultura, fotografia, video, installazioni e performance; ospita le gallerie più importanti e famose e ogni volta è il teatro dei prezzi e delle trattative economiche più incredibili dell’arte contemporanea.

Quest’anno si sono conclusi affari per tutti i gusti e tutte le tasche, da 10.000 dollari per i pezzi degli artisti più giovani, fino alle cifre da capogiro raggiunte per i capolavori di Louise Bourgeois, venduto per due milioni e mezzo di dollari; di Keith Haring, venduto per 5 milioni o di Joan Mitchell, piazzato a 6 milioni.

Abbiamo chiesto all’esperto d’arte Alessandro Biffanti di elencarci gli aspetti degni di nota di questa edizione dell’Art Basel. Alessandro Biffanti è responsabile della Galleria omonima di Milano, che offre ai suoi clienti un ricercato servizio di valutazione dipinti e quadri antichi, oltre che di compravendita di opere d’arte. Ecco di seguito la sua testimonianza.

Come ogni anno, anche questa volta ho riscontrato una rilevante presenza di donne fra gli artisti, non soltanto fra gli stand ma anche nella sezione delle grandi istallazioni chiamata “Unlimited”, come anche nella fiera parallela che da vent’anni affianca Art Basel, dando spazio alle gallerie e agli artisti più innovativi.

Molte giovani artiste provengono dai paesi asiatici e dal Medio Oriente e portano in Europa un gusto e un senso della vita diverso dal nostro. Una degna di nota di è senza dubbio l’iraniana Haleh Redjaian che produce installazioni, disegni, wall painting e sculture con fili e tessuti.

Sempre da Tehran arriva Nazgol Ansarinia, che ha presentato opere che indagano il rapporto fra la vita intima e privata della casa e il contesto socioeconomico che sta fuori da quel microcosmo e che, soprattutto per le donne del Medio Oriente, rappresenta quasi l’unica realtà vissuta.

Un tema molto affrontato dalle artiste donne è stato la posizione sociale femminile ai giorni d’oggi. Kasia Fudakowski ha raccontato con ironia, attraverso l’installazione e la scultura, come gli uragani che portano nomi femminili, sono di solito sottovalutati per intensità e provocano i disastri più gravi, basta pensare a Katrina e i suoi 1800 morti.

Un altro grande tema affrontato in uesta edizione dell’Art Basil è quello del consumismo, del valore degli oggetti di consumo e dello spreco. Cito come esempio il lavoro della giovane ma già famosa Ida Eklblad che espone opere dall’apparenza pittorica e astratta ma che sono ottenute dipingendo le ruote di un carrello da supermercato e tracciando segni su grandi tele appoggiate al suolo. 

Anche la libanese Caline Aoun utilizza ll’ambiente che la circonda e i materiali che riesce a reperire intorno a lei, per lavorare. Ha riprodotto infatti 4000 aghi di pino caduti oppure rimodellato su una sottilissima e leggerissima carta carbone i sassolini del cemento del pavimento intorno al suo studio, giocando e trasformando le pesantezze dei materiali. 

L’istallazione che ha catturato davvero la mia attenzione alla fine di tutto il percorso è stata quella dell’Indiana Shilpa Gupta. Si trattava di un enorme oggetto dalla forma di un grandissimo e inamovibile sasso nero, costruito con migliaia di microfoni che emettono suoni e voci delle moltitudini di persone che ogni giorno si trovano ad affrontare viaggi e migrazioni che li portano lontano dai loro paesi. L’enorme oggetto si trovava solo in una stanza buia con una luce puntata su di lui e invitava i visitatori a sedersi e a riflettere sul presente.

 

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