Allarme da USA e Giappone: “Il Vesuvio esploderà, un milione di morti in 15 minuti”

“All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio…

Allarme da USA e Giappone: “Il Vesuvio esploderà, un milione di morti in 15 minuti”

vesuvio
“All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani” spiega Flavio Dobran, docente della New York University. Il professore prevede che l’Etna e il Vesuvio saranno protagonisti di eruzioni catastrofiche che dureranno in media sui 15 minuti, ma potenti come esplosioni.

“Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto ci sarà sia per l’Etna che per il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione.
La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni.

“È il magma che spinge e vuole salire a far tremare il suolo della Campania” sostiene il professor Giuseppe Luongo mentre il suo collega Paolo Gasparini si esprime così: il vulcano è “un cono edificato dai prodotti eterogenei delle eruzioni, poggiato su un basamento di calcare che inizia a 2-3 chilometri di profondità (…) non si vedono altre sacche magmatiche sopra il bacino, cioè sopra i 10 km”.
mappa 3d digitale del vesuvio con le localita ad esso connesse
Dobran ha progettato un simulatore vulcanico globale: si tratta di un modello informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni dei vari vulcani, e quindi anche del Vesuvio, per descrivere quelle future. Oltre ai dati storici, nel computer vengono inseriti anche quelli sullo stato attuale del vulcano: l’attività sismica più recente, le emissioni di gas, i cambiamenti dei campi magnetici. “Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del 79 – dice Dobran – e il simulatore vulcanico globale, dopo aver analizzato i dati, ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata“. E’ successo in passato, sicuramente accadrà anche in futuro. Su questo tutti gli esperti sono d’accordo. Lo scorso anno abbiamo realizzato un’intervista esclusiva a Marcello Martini, direttore dell’Osservatorio Vesuviano in cui abbiamo appurato che comunque il vulcano darà molti segnali che faranno capire agli esperti che sta per eruttare con netto anticipo, non giorni ma settimane, mesi e forse addirittura uno/due anni. E’ l’unica “consolazione”, ma siamo sicuri che a Napoli e dintorni è tutto pronto per fronteggiare al meglio l’eventuale emergenza?

Giuseppe Luongo insiste: “Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km, al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse atemperature elevata“.

Ma Dobran non è l’unico esperto del settore che appoggia questa tesi: a confermarlo è anche Nakada Setsuya, sottolineando che ‘ci sono indicatori dell’imminenza di una eruzione e monitoraggi che possono dare l’allerta” ma può capitare ”che l’eruzione avvenga nell’arco di ore e non ci sia tempo per l’evacuazione”. Setsuya ha parlato a margine dei lavori della XII conferenza mondiale dei geoparchi ad Ascea, nel Parco nazionale del Cilento. Un video che tratta l’argomento:

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Nakada SetsuyaSetsuya ha spiegato che fra i segnali di una possibile eruzione c’è il ”rigonfiamento del vulcano, con ‘sbuffi’ che preannunciano l’attività del magma” e il monitoraggio satellitare, con Gps, che consente di intervenire tempestivamente ”ma non se l’eruzione avviene dopo poche ore” e quindi il piano predisposto dalla Protezione civile che interessa i 18 Comuni abitati potrebbe non essere sufficiente. Ma se fra gli abitanti della zona c’è la consapevolezza del rischio perché vedono il vulcano, la stessa consapevolezza non c’è nel distretto dei Campi Flegrei, dove non c’è la forma conica del vulcano e la sua maggiore pericolosità è data dal fatto che non ha mai eruttato nello stesso punto.

Il vulcanologo giapponese ha aggiunto che ”non si puo’ dire quando un vulcano è più pericoloso perché uno quiescente può essere più pericoloso di uno in attività” e portando ad esempio il Giappone, ha spiegato che ”molti geoparchi sono vulcanici e molta gente vi vive e lavora ma con la consapevolezza e la conoscenza della pericolosità”, soprattutto perché ”c’è una educazione sin nelle scuole”.

Fonti:
www.articolotre.com/2013/06/il-vulcanologo-americano-flavio-dobran-prevede-uneruzione-catastrofica-di-vesuvio-ed-etna/182622

www.sciencedirect.com/science/bookseries/1871644X/8

www.meteoweb.eu/2012/06/vesuvio-lesperto-lancia-lallarme-prima-o-poi-esplodera-con-una-potenza-mai-vista-distruggendo-tutto/141454/

www.ilfattovesuviano.it/2013/11/allarme-dagli-usa-il-vesuvio-esplodera-e-fara-un-milione-di-morti-15-minuti/

Un modello matematico descrive le dense nubi di gas e ceneri che scorrono lungo i fianchi del vulcano durante un’eruzione esplosiva. I risultati del calcolo sono tradotti in immagini e compongono le animazioni inserite in questo video. Il modello, applicato a diversi vulcani in Italia e nel mondo, considera le caratteristiche di ciascun vulcano e dell’eruzione che si vuole rappresentare.

Il breve video che accompagna le animazioni raccoglie le voci di chi, a vario titolo, lavora sui vulcani, e racconta come e perché questo modello teorico ci può aiutare a comprendere meglio il fenomeno naturale e a capire come proteggerci da esso. Video prodotto da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Italy):

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