Quando i bambini rifiutano il cibo.

Quando i bambini rifiutano il cibo.

L'alimentazione nei primi tre anni di vita rappresenta un aspetto fondamentale dello sviluppo della relazione madre-bambino.

Diverse ricerche hanno dimostrato come durante l'allattamento, ad esempio, si crei molto presto un adattamento ritmico: quando il neonato succhia attivamente, la madre riduce la sua interazione e perlopiù osserva; quando invece si verifica una pausa nella suzione, è la madre a divenire più attiva parlando e sorridendo la bambino.

Crescendo, il bambino continua ad avere bisogno della madre durante il pasto attraverso ripetute esperienze di interazioni regolari e prevedibili. Può ottenere così la conferma delle proprie iniziative ed esprimere i primi desideri di autonomia.

Sul piano alimentare, questo periodo corrisponde a due tappe molto importanti: lo svezzamento e la transizione evolutiva verso l'alimentazione autonoma, che contribuiscono alla crescita psicologica attraverso la sperimentazione di nuove capacità.

Dunque, l'alimentazione infantile può rappresentare una fonte di soddisfazione e piacere reciproco, ma anche, qualora emergano delle difficoltà, di intensa preoccupazione per gli adulti.

In alcuni momenti critici dello sviluppo, ad esempio tra i sette e i nove mesi, al momento dello svezzamento o fra il secondo e il terzo anno di vita, nel graduale passaggio verso l'alimentazione autonoma, il rifiuto del cibo è una manifestazione comportamentale comune tra i bambini.

I genitori reagiscono a questi cambiamenti in modi differenti: alcuni tendono ad incoraggiare l'autonomia del figlio, altri invece vivono il rifiuto con disagio, diventando iperprotettivi e concentrando in modo eccessivo la loro attenzione su quanto e come il bambino mangia.

La risoluzione delle difficoltà alimentari, anche quando legate ad aspetti fisiologici o temperamentali, come l'appetito scarso o variabile, è più problematica se le difficoltà si protraggono nel tempo e provocano stati d'ansia.

Alcuni neonati, ad esempio, hanno difficoltà a raggiungere uno stato vigile e calmo durante il pasto, altri al contrario tendono ad addormentarsi. I bambini più grandi possono, invece, essere distratti dal gioco e poco interessati allo scambio alimentare.

In questi casi, mentre alcune madri riescono a compensare e adattano il proprio comportamento e gli stimoli offerti al bambino, altre invece appaiono ansiose, stressante e molto preoccupate.

In uno studio recente, sono state osservate 310 coppie di madri e bambini di età compresa tra i 3 e i 36 mesi, impegnate in un'ampia gamma di comportamenti interattivi durante i pasti. I risultati della ricerca confermano che nel corso degli scambi relazionali, la disponibilità emotiva della madre risulta essere fondamentale nel riconoscere e nell'assecondare le iniziative e l'autonomia del figlio.

Da questo studio sono emersi importanti indicazioni, non solo di matura metodologica, ma anche applicativa nell'ambito della prevenzione e dell'intervento precoce.

In particolare i ricercatori suggeriscono la necessità di fornire un supporto psicologico alla madre, consentendo di acquisire maggiore consapevolezza degli stati emotivi del figlio, delle sue caratteristiche individuali e dei suoi bisogni evolutivi.

E' importante che i genitori comprendano il crescente bisogno di autonomia del piccolo che, nei primi tre anni di vita, trova nell'alimentazione un terreno di espressione privilegiato.

 

Dott. Cosimo Santi

info@cosimosanti.com

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