La lezione di Gregor Gysi per la sinistra italiana

Un manifesto elettorale della Linke
 (elezioni politiche del 2013)
Lo storico leader della sinistra tedesca Gregor Gysi lascia la guida della Linke. A 67 anni, dopo aver superato tre infarti e un’operazione al cervello, non si ricandiderà a guidare il partito che ha contribuito a fondare mettendo insieme PDS e WASG e unificando così la variegata galassia dei partiti a sinistra dei socialdemocratici. 
Alla scadenza del suo mandato, il prossimo 15 ottobre, la Linke dovrà trovare una nuova guida, o meglio ne dovrà trovare due, un uomo e una donna. Come i Verdi, anche la Linke, sarà guidata da due leader. In pole position ci sono Sahra Wagenknecht e Dietmar Bartsch. Ma nulla è scontato.

Il discorso di Gysi al congresso di Bielefeld era molto atteso e da giorni i media nazionali tedeschi cercavano di capire quali fossero le intenzioni del leader della Linke. La sua decisione di lasciare il posto ad una nuova generazione di politici segna non solo una svolta simbolica nella storia della sinistra tedesca, essendo stato sempre Gysi a capo del partito. Ma potrebbe significare anche un cambio di linea politica. Da quasi due anni c’è il tentativo, faticoso e pieno di ostacoli, di avviare le condizioni per un’alleanza tra la Linke e la SPD (e ovviamente i Verdi). Non è un mistero che alle prossime elezioni politiche il leader della SPD Sigmar Gabriel vorrebbe presentarsi agli elettori non dovendo escludere a priori una coalizione rosso-rosso-verde (SPD-Linke-Verdi), così come al contrario fece alle ultime elezioni politiche del 2013. Ricordo che già attualmente, nel Bundestag tedesco, ci sarebbe una maggioranza rosso-rosso-verde che potrebbe mettere in minoranza l’Unione di Angela Merkel
A livello locale e regionale  ci sono già delle coalizioni con la Linke. La piccola Turingia è infatti un Land guidato addirittura da un rappresentante della Linke, Bodo Ramelow, in una coalizione rosso-rosso-verde. Anche in Brandeburgo c’è un governo regionale composto da SPD e Linke (senza i Verdi). 
Se dunque non mancano esempi di collaborazione tra socialdemocratici e sinistra tedesca, a livello nazionale il percorso è ancora difficile. E l’addio di Gysi rende tutto più complicato. Non è un caso che il capogruppo della SPD al Bundestag, Thomas Oppermann, rammaricandosi per l’annunciato ritiro di Gysi ha dichiarato che questo passo indietro rappresenta l’ammissione che il suo grande obiettivo, ovvero di condurre la Linke ad avere responsabilità di governo, è fallito. Con Sahra Wagenknecht la Linke resta all’opposizione e una coalizione rosso-rosso-verde diventa quantomai irrealistica. Se non ce l’ha fatta Gregor Gysi a rendere la Linke un partito con capacità e volontà di governo, non ce la farà nessun altro.
Le parole di Oppermann trovano conferma nel discorso di Gysi che ha invitato i suoi compagni di partito a modificare il proprio legame con la tradizione a cui la Linke si sente maggiormente legata, quella della vecchia DDR:
Abbiamo bisogno un rapporto più critico nei confronti del socialismo di stato, anche nei confronti della DDR. Proprio perché ho vissuto in una dittatura [la DDR] posso consigliarvi di apprezzare e di difendere lo stato di diritto. Dobbiamo esaminare le limitazioni della libertà, della democrazia e dello stato di diritto… Se vogliamo restare socialisti, dobbiamo chiarire, cosa e perché ci disturba del sistema capitalista, ma riconoscere anche ciò che non ci disturba, ciò che è giusto, e come si può superare ciò che ci disturba e mantenere il resto. Contro una dittatura capitalistica è legittimo l’utilizzo della violenza, ci sarebbe bisogno di una rivoluzione. Ma noi viviamo in una democrazia politica.  
Gysi ha inviato il suo partito a non avere paura del compromesso politico e di uscire dalla nicchia dell’opposizione perché è l’unica strada per modificare la realtà secondo i propri convincimenti. Il futuro posizionamento politico della Linke è difficile prevederlo, bisognerà aspettare l’elezione della nuova guida politica dove molti aspiranti leaders dovranno scoprire le carte sui temi che maggiormente dividono la sinistra tedesca dai socialdemocratici: politica estera e politiche sociali (Hartz IV).
A prescindere da tutto questo la Linke, con un consenso del 10-12 per cento, resta in Europa forse il miglior modello riuscito di costruire una sinistra forte alternativa a socialdemocratici e democratici di sinistra. I successi nei Länder (a dire il vero soprattutto nella ex Germania Est) dimostrano che la Linke sa anche prendersi responsabilità di governo. Si tratta di un modello che dovrebbero studiare seriamente in Italia, dove, la sinistra a sinistra del Partito Democratico, è ancora divisa in tanti insignificanti microcosmi politici dove ogni movimento/partito aspira a raggruppare e unificare, ma in realtà non fa altro che dividere e frazionare ulteriormente i già pochi voti a disposizione.
twitter@uvillanilubelli

Potsdamer Platz: Germania, Europa

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