documenta 14

documenta 14

Friedrichsplatz, Kassel, @uvillanilubelli
II Nazismo ci mise poco a diventare un regime. Hitler, nominato Cancelliere il 31 gennaio del 1933, fece aprire il primo lager a Dachau il 23 marzo, il 1 aprile iniziò il boicottaggio dei prodotti ebrei e a maggio iniziarono i roghi di libri, il più grande e famoso nella piazza dell’Opera di Berlino. Anche Kassel, piccola città nella regione dell’Assia, fu vittima di un rogo nazista. Il 19 maggio 1933, nella suggestiva Friedrichsplatz, i seguaci di Hitler bruciarono oltre duemila libri. documenta14 non può essere compresa appieno senza ricordare quel 19 maggio. Il Partenone di libri (“proibiti”), posizionato dove si svolse il rogo, è il modo migliore per affermare il principio della libertà di espressione e per difendere la democrazia. L’artista argentina Marta Minujín aveva già realizzato l’opera a Buenos Aires, nel 1983, in piccolo, dopo la dittatura argentina. L’opera ha vissuto una seconda vita grazie a  documenta14 e al suo curatore Adam Szymczyk, che ha voluto che si riproponesse l’opera e che i visitatori potessero “adottare” un libro, facendo una donazione. L’operazione è riuscita perfettamente. L’opera di Marta Minujín è certamente la più politicamente  efficace di questa di edizione di Documenta e ne è stato fatto, a ragione, il simbolo.
Ma il Partenone di libri ha anche un altro e non meno importante significato. Rappresenta il legame, simbolico, con la Grecia, antica e contemporanea. Per la prima volta nella sua storia ormai sessantennale, documenta14 si è svolta in due città. Inaugurata ad Atene l’8 aprile scorso, si è trasferita nella sua città originaria, Kassel appunto, il 7 giugno. Il legame Grecia-Germania nasce da ragioni politiche legate alla grave crisi economica che ha colpito l’Europa e in particolare la Grecia negli ultimi anni, ma che a Kassel è diventata progetto politico-culturale, come scrive il curatore sul Public Paper 10
documenta 14 is an exercise in fragility, one which wants to learn from Athens today … The efficacy of a possibile political gesture within the field of art lies in its capacity to produce debates that transcend this exclusive field, and documenta 14 has very soon found itself embattled in discussions that show the larger resonance of the questions we asked and embodied through the essential curatorial, organizational, and political decisions taken early in the project’s development, adopting a decidedly anti-essentialist stance and exercising irreverence towards the actually existing modes of spectacle production and spectatorship

Il Partenone di libri, @uvillanilubelli
Al Fridericianum i visitatori hanno avuto l’opportunità di vedere l’intera collezione di arte contemporanea di Atene. Tra cui spiccano certamente l’opera The Raft (2004), di Bill Viola, e No Olvidado, di Andrea Bowers (2010). 
No Olvidado, di Andrea Bowers, @uvillanilubelli
La scelta di portare a Kassel il museo di Atene è controversa. Il paradosso è che questa collezione al Fridericianum è risultata essere la più bella di documenta14 portando con sé un duplice problema. Primo, si tratta di opere non realizzate per l’occasione. Secondo, a dispetto del motto Lerning from Athen, il risultato finale è che si cela un messaggio pedagogico (forse involontario) che sta ad indicare come a Kassel si valorizza meglio la collezione di Atene che effettivamente è molto bella e forse meno conosciuta al grande pubblico.
Bill viola, The Raft, @uvillanilubeeli
Nata nel 1955, documenta ha concluso oggi la sua quattordicesima edizione. Ha festeggiato i suoi 60 anni due anni fa e oggi è un progetto più maturo e sapiente, come si legge nel Public Papier 7 (30 giugno-13 luglio) della mostra. 
In origine era una mostra sull’arte contemporanea occidentale, il manifesto della prima edizione di documenta era in italiano, francese e tedesco. 

La locandina della
prima edizione di documenta

documenta è sempre una vera sfida per il curatore. Pur in un contesto ed in un formato molto simile, ogni edizione non è mai uguale a stessa e ogni curatore porta un elemento di estrema personalizzazione che rende l’evento culturale unico e sorprendente. Quest’anno la scelta è stata di valorizzare i numerosi musei che Kassel offre, dando così l’opportunità al visitatore di poter conoscere e apprezzare il bellissimo Museo dei fratelli Grimm, il singolare e spettrale museo Sepulkralkultur o il più classico Stadtmuseum.  
Il risultato è come sempre discutibile il cui confronto con edizioni precedenti ha poco senso, primo, perché cinque anni fra un’edizione e l’altra sono tanti, secondo, perché ogni curatore porta con sé un ideale e una visione che sono, evidentemente, propri. Il senso di documenta è anche questo. 

Documenta14 è un progetto ambizioso che ridisegna il rapporto tra politica e arte. Da sempre porta con se un carico ideologico-politico enorme: progressista e libertario. Anche il motto di quest’anno non lascia dubbi: We are (all) the People. Forse non troppo originale ma certamente calato perfettamente nel contesto storico politico in cui viviamo. 
twitter@uvillanilubelli

Le tre opere più belle di d14:
1) Il Partenone di Marta Minujín
2) El Objetivo, di Regina José Galindo
3) Atlas Fractured, di Theo Ehetu

Fonte: documenta 14

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